Sono tornato stamattina alle 8 da un viaggio americano durato una settimana. Sono andato in Florida a Tampa Bay, per una conferenza su Seo e Social media, quindi visto che avevo tenuto dei giorni di ferie da quest’estate, ho attaccato 4 giorni a New York. Originariamente la mia intenzione era quella di approfittare della bassa stagione, del tepore della Florida e della relativa calma del periodo per visitare i parchi tematici di Harry Potter e della Disney (un progetto collassato dell’estate scorsa). Non ho però trovato nessuno con cui andarci, per cui mi sono detto “fanculo i parchi, torno a NYC per la seconda volta nella mia vita”. (la prima era stata intorno al 98)

Il paese degli snack meravigliosamente letali

E ovviamente così ho fatto. Tramite Airbnb (che dio lo benedica) ho trovato un alloggio a Williamsburg, che è una porzione del quartiere di Brooklyn, spendendo circa 60 dollari a notte. Per chi non lo sapesse Williamsburg è una zona hipster all’interno di Brooklyn, quest’area è stata completamente bonificata dal crimine e adesso è una zona che vale tantissimo perchè è solo una fermata di metro (L la linea color grigio) da Manhattan. Oltre ad avere diversi localini deliziosi (che non ho visitato) e dei ristoranti davvero niente male, è particolarmente interessante perchè è davvero silenziosa.  Chi ha visitato Manhattan lo sa: auto, clackson, casino, gente che sbraita, negozi, bancarelle. C’e’ un mondo in fermento che sgomita per farsi sentire o anche solo per farsi strada… quindi i decibel aumentano a dismisura.

Williamsburg è ad una ferma di metro ed è pace e quiete: ci credo che gli affitti siano stellari!

Non vi starò a tediare con un diario di viaggio, tanto non li legge nessuno, salvo Paola. 😀

Proteggi i tuoi piedi

Il primo consiglio che voglio darvi e lo capirete anche dai paragrafi successivi è di andare con delle scarpe comode. Non (necessariamente) belle, ma comode, perchè non avrete bisogno di sfoggiare delle superscarpe per fare colpo, già il fatto di essere italiani in visita vi renderà dei semidei interessanti e la gente morirà dalla voglia di fare conversazione con voi se gliene date l’opportunità. Invece avrete da calpestare una indicibile quantità di suolo pubblico, quindi…

Up and down e camminare

Questa è una città che si sviluppa in altezza: la metro ti porta quasi dappertutto in pochi minuti, poi ti sposti a piedi. Muoversi con i mezzi di superficie è lentissimo o costoso: ho preso il taxi la prima notte per arrivare a Williamsburg da Penn Station e mi hanno preso 40 dollari (mancia inclusa).

Ho quindi fatto una metrocard da 29 dollari per una settimana, passaggi illimitati e mi è convenuto anche se sono rimasto solo 4 giorni perchè l’ho presa credo 20-25 volte e ogni biglietto sarebbero stati 2.5 dollari! Ogni tanto ho fatto casa -> spesa a manhattan -> casa per mollare gli acquisti -> e via!

Inoltre è una città che ti sviluppa cosce e glutei, perchè non ha quasi un cappero di scale mobili. Non mi ricordo se nel 98 quando c’ero passato era cosi’, ma credo di si: dubito che abbiano rimosso scale mobili nel frattempo. Insomma con il fatto che le metropolitane si incrociano su diversi livelli, c’e’ da fare scale su scale. E per uscire sono tutte scale non mobili. Non è un caso che venerdi’ sera alle 11 mi sia venuto lo SBRANO (quando si forma un buco nero nello stomaco) e sono andato con la mia amica Manuela che vive li, da Bagelsmith un posto aperto sempre che fa bagel straordinarie.

Insomma se girate parecchio potete condurre una sana attività sportiva per la parte bassa del corpo, dovete solo stare attenti a non mangiare troppe schifezze. Qualcuno ha detto Guacamole al supermercato? Tortilla Chips al sapore di peperoncino e Lime ? ehmmmmm…

Vuoi un kebab?

Una cosa che ho notato ovunque è la presenza costante di venditori di panini “halal-friendly”, insoma cibo per islamisti, che hanno bisogno di carne debitamente macellata. Kebab di ogni tipo e ovviamente anche felafel. Ho trovato sia venditori ambulanti con i carrettini sulla quinta strada (quella elegante per intenderci), sia ristorantini a brooklyn.

21 minuti di lavaggio

ieri ho accompagnato la mia amica a fare il bucato e per 1.5 dollari ha caricato una lavatrice enorme. Era una cosa che ho fatto anche io durante i miei viaggi passati (sopratutto in america), ma quello che mi ha sbalordito è che il lavaggio ci mette 21 minuti. E puoi anche andartene a fare un giro se vuoi o andare nel backyard del lavaggio, in estate, dove hanno delle sdraio su cui puoi metterti a prendere il sole o leggere un libro. Io invece a Rho ho una lavanderia a gettoni che da un anno ha le scritte “prossima apertura” e dovrò andare in auto facendo 5 chilometri. Per fortuna ho un kindle adesso.

Due ponti

Gli americani i ponti li fanno in maniera differente dai nostri. A parte che adesso non ne costruiamo più credo e spero che quello sullo stretto non lo facciano mai, ma loro i ponti li VIVONO.

Potrebbe sembrare un videogioco invece è una pista ciclabile in ambosensi

In questo viaggio me ne sono reso conto il primo mattino quando ho deciso di attraversare il ponte di Williamsburg che collega Brooklyn a Manhattan. Vi anticipo che ho poi anche attraversato il ponte di Brooklyn, ma non c’era traccia di gomme da masticare, quindi non ho idea di come facciano a produrle: ho idea che sia tutto marketing.

Bene, dicevamo, ponti vivibili: questi ponti hanno corsie dedicate ai pedoni e corsie dedicate ai ciclisti. Su quello di williamsburg sono anche su lati separati del ponte quindi la probabilità di cocciarsi contro è zero. E li usano, cacchio se li usano. C’e’ gente che cammina, ciclisti, fotografi hipster con teleobiettivo, insomma fanno parte della città.

Sono anche lunghissimi, quindi evitate di salirci con i tacchi se non volete schiattare.

Il miglior modo di comprendere una cultura passa dallo stomaco

Qua mi rivolgo agli italiani che quando sono all’estero non possono fare a meno di mangiare italiano: statevene a casa. Non andate a NYC, andate in un villaggio turistico. Farete del bene a voi stessi, non torturatevi andando in una nazione che ha solo 300 anni di storia e ha dovuto accogliere una moltitudine di culture per farsene una propria.

Ma se avete un poco di apertura mentale, scoprirete che nyc non ha una sua cucina tipica: le ha tutte. Tutte le cucine del mondo sono tipiche a new york, grazie al fatto che probabilmente ci sono tutte le etnie del mondo. Io per esempio ho mangiato un Ramen assolutamente fantastico ed è un piatto tipicamente giapponese… e in italia un ramen cosi’ non l’ho mai trovato. (se volete: Ramen Setagaya)

un ottimo ramen!

 Un poco turista e un poco cittadino

Avevo in mente di visitare un sacco di musei, ma alla fine sono andato solo al MOMA che  non è stata poi questa gran cosa: forse mi aspettavo una cosa più grandiosa in stile metropolitan museum, ma a parte la sala degli autori del primo 900 non ho visto granchè o forse non mi sono soffermati sugli autori giusti.

In realtà è stato per me più divertente andare a scattare una foto al palazzo di google che c’e’ sulla 14esima strada!

Mi chiedo perchè il logo sia bianco…

Il paradosso dello squalo

Per il resto è stato come tornare dopo un lungo viaggio e passare del tempo in una seconda casa: sono passati 14 anni dalla prima visita. Quel viaggio è stato il mio primo viaggio fuori dall’Europa e per certi versi è entrato talmente a fondo nel mio DNA che ne ho ancora dei ricordi visissimi (come quando siamo andati a mangiare a Chinatown).

E’ stato bello tornare e rivedere alcune degli scorci di manhattan che ricordavo ed in un certo modo mi ha fatto riflettere.

New York 14 anni fa mi ha fatto un grande regalo: dopo quel mitico viaggio ho sempre guardato oltre l’oceano (metaforicamente, perchè al massimo potevo andare in Liguria a fare queste riflessioni liquide) dicendo a me stesso “quanto vorrei stare dall’altra parte, quante cose potrei fare, quanto sarebbe diversa la mia vita”. E questo mi ha dato, nel corso degli anni, una notevole energia per cercare di portare avanti questo sogno.

Questa volta New York mi ha fatto un altro grande regalo: mi ha ribadito che è importante continuare a muoversi perchè altrimenti come per il paradosso dello squalo, se stai fermo muori.

Questa è stata la mia esperienza e buon viaggio a tutti 🙂

3 replies on “New York, New York”

  1. grazie del resoconto, anche se “Non vi starò a tediare con un diario di viaggio, tanto non li legge nessuno, salvo Paola. New York, New York” – avrei apprezzato anche un diario di viaggio più dettagliato 🙂
    spero di poter anche io un giorno viaggiare dove viaggi tu e vivere esperienze analoge da raccontarci e da.. insomma: ..mi mancano i viaggi!

  2. Che bella descrizione!
    Sono sempre avvincenti i tuoi viaggi e racconti annessi.
    Non so se riuscirei a viverli e a organizzarli come fai tu… ma sento proprio che li vivi di gusto.

    1. Chiunque può farlo, basta che si metta in testa di essere un viaggiatore.
      La differenza tra un turista e un viaggiatore si può esprimere così:

      Enjoy the trip 🙂

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