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Trentuno notti fa…

…Papà veniva ricoverato d’urgenza per un grave problema. Ora è ancora in ospedale e speriamo che presto ci dicano quando potranno dimetterlo (anche se nel frattempo ci sono stati altri problemi).

Nel frattempo mi sono fatto una cultura di tutti i generi di “-scopie” che esistono, ho imparato la parola “scoagulato“,  ho iniziato ad usare con criterio la parola “Edema“. Insomma se prima House MD mi annoiava, adesso probabilmente mi verrebbe da scaraventare il video fuori dalla finestra.

Trentuno notti fa avevo paura che la mia vita cambiasse

In effetti è cambiata: avere papà in questa situazione, ha fatto cambiare il mio modo di percepire la vita a cominciare dal modo in cui percepivo la sua personalità. Lui è sempre stato una persona molto attiva (lo è ancora, lo sarà ancora, solo che ora dovrà essere più tranquillo): è stato per decenni un istruttore di Judo (terzo dan!), faceva sci, andava in bici da corsa. Ha lavorato come operaio in Olivetti e poi come impiegato, quando ancora producevano computer degni di questo nome. Poi è andato in pensione giovane, perchè ha dovuto iniziare a lavorare a 14 anni. (E questo perchè il nonno è stato mandato a morire nella guerra con la Grecia dal fascismo. Non è che sia antifascista, ma mi dovete un nonno. Appena me lo ridate, facciamo pace, ok ? Siete in debito voi fascisti. Non è una cosa personale, ma se innalzate inni al fascismo, probabilmente mi dovete una rata di nonno, ok?). Negli anni della pensione …non se l’e’ goduta, è sempre stato presente per sua madre, fino a quando non si è spenta l’estate scorsa. Insomma a tutti gli effetti sembrava un superuomo. Non è sicuramente privo di difetti, ma a chiunque non sia nella cerchia familiare, deve essere sembrato un terminator in questi anni.

Il fatto che questa macchina si sia inceppata, a parte lo spavento terribile che ci ha fatto prendere, è probabilmente un buon segno per tutti: prendere coscienza della mortalità, prima che sia irrimediabile, è sempre un bel colpo di culo. Ha aiutato noi a renderci pià indipendenti da lui e spero che aiuti lui a godersi di più questi anni di pensione. (almeno da un punto di vista mentale, sicuramente non potrà fare bagordi dopo questi interventi).

Ora spero solo che torni a casa, le cose non saranno più come prima, ma il cambiamento non mi ha mai fatto paura. Quello che non sopporto più è il rischio di dover sentire il telefono che squilla in piena notte: di questo spero di farne a meno per un altro bel pò di anni.

Ringraziamenti

A tutti quelli che ci sono stati e che hanno espresso solidarietà.

E tu, sai chi sei, appena sei a posto, andiamo a fare quel weekend di relax perchè devo riprendermi prima di uscire di melone e diventare un episodio di criminal minds.

Rebus (1-3-2-7)

 

David Gemmell - Legend

Grazie Selene! (ma anche Nadia, Serena e Giorgia)

Everytime that I look in the mirror
All these lines on my face gettin clearer
The past is gone
It went by like dust to dawn
Isnt that the way
Everybodys got their dues in life to pay

I know what nobody knows
Where it comes and where it goes
I know its everybodys sin
You got to lose to know how to win

Half my life is in books written pages
Live and learn from fools and from sages
You know its true
All the things come back to you

Sing with me, sing for the years
Sing for the laughter, sing for the tears
Sing with me, if its just for today
Maybe tomorrow the good lord will take you away
(x2)

Dream on, dream on
Dream yourself a dream come true
Dream on, dream on
Dream until your dream come true
Dream on, dream on, dream on…

Sing with me, sing for the years
Sing for the laughter and sing for the tears
Sing with me, if its just for today
Maybe tomorrow the good lord will take you away

2009: fuga da Torino

Tutto e’ connesso.

Dopo quasi 4 anni a Torino, comincio a solcare nuove rotte che mi porteranno a Padova e poi chissa’ dove. Dal 7 gennaio inizia il nuovo capitolo di questa vita un pò pazza e se c’e’ una cosa che ho imparato in questi lunghi anni è che le cose non vanno mai come dovrebbero andare. Questo potrebbe contraddire un post che avevo scritto diversi mesi fa, in cui asserivo che era possibile imprimere una “sferzata regolatrice” alla propria vita, limitando al mimimo l’elemento casuale.

In parte ne sono ancora convinto, ma sono oramai certo che oltre un certo “ragionevole” livello, non si puo’ programmare la propria vita. E’ un po’ come il discorso di “stay foolish, stay hungry” di Steve jobs, che vi ho gia’ propinato in tutte le salse: la vita e’ estremamente randomica, bisogna afferrarla e domarla, come se fosse un mostro selvaggio.

E nel frattempo bisogna fare scelte e sacrifici per arrivare ai propri obiettivi. Questo lavoro al momento rappresenta una importante esperienza professionale che mi consentirà  di crescere personalmente. Questo trasferimento rappresenta una sfida personale, sarò lontano dalla maggior parte di coloro che erano i miei punti di riferimento personale: persone che conosco da una vita, che mi hanno aiutato a diventare in quello che sono. In un certo senso è un banco di prova per un possibile salto piu’ grande ancora.

Padova 1993-1994

Con il veneto ho un rapporto ambiguo. Io per metà  sono di origine vicentina (zona di Poiana Maggiore), ma il veneto ha generato in me un trauma quando sono stato spedito a fare il militare a Belluno. E’ stato un (quasi) anno di alienazione quasi totale. Distante da casa, distante dagli amici di cui sopra, sono stato quasi sempre da solo in quei giorni. Nei brevi momenti di licenza di alcuni fine settimana (1 al mese, 2 quando andava di lusso), ero quasi sempre in treno. Belluno-Padova-Milano-Chivasso dove venivo poi recuperato da mio padre. E poi Chivasso-Milano-Padova-Belluno. Ho odiato il treno. Ho odiato il militare. Ho odiato la caserma. Ho odiato l’intera città  di Belluno. Ho odiato il Veneto, perchè nei pochi posti in cui sono stato ho sempre trovato un’atmosfera umana molto gelida e diffidente. Magari ero io che ero di parte, ma alla fine il risultato è che si è comunque creata una ferita che in parte non si è ancora rimarginata.

Padova 2001

Sono poi tornato nel 2001, in occasione di una convention ludica, la “PadCon 2001”. (Convention di cui esistono ancora report in rete, comprese imbarazzanti fotografie). Non c’e’ molto da dire di quest’occasione: siamo arrivati in qualche maniera a “Tencarola di Selvazzano” nel cui polisportiva si svolgeva l’evento, siamo stati tra la polisportiva e le vicine strutture di ospitalità , ci siamo divertiti un casino e poi sono tornato a casa.

E cosi’ dal 6 gennaio inizia questo nuovo viaggio. Parto durante il giorno dell’epifania, per incontrare meno traffico e sopratutto per evitare la maggior parte della neve che è prevista dal 7 in poi.

Vi terrò aggiornati.

Ps: Nokia e’ ancora assente

Dal 4 novembre il telefono e’ ancora in assistenza ovviamente. Vediamo se domani c’e’ qualche novità , ma ne dubito. Quanti giorni sono ?
27 giorni di novembre.
31 giorni di dicembre.
5 giorni di gennaio.
Totale: 63 giorni. 
Complimenti!

Ps numero 2: potete seguirmi anche su facebook.

http://profile.to/garethjax 

Novembre+Dicembre, la fiera del male

Questo bimestre, non ancora terminato, segna probabilmente uno dei periodi più sfigati della mia vita. Intendiamoci, non sono vere sciagure o drammi personali: sono proprio sfighe. Avete presente quando vi cade una goccia gelata nel colletto della maglia ? Ecco, una perturbazione concentrata di sfighe di questo genere.

  1. La sottile linea morta: durante il viaggio in Florida si scassa il fido Nokia N80. Non e’ che mi cade o che si bagni, proprio smette di funzionare il display, riesco a far funzionare le ultime volte premendoci sopra con delicatezza il dito, faccio un backup sulla memory card esterna e poi “giace, dato il mortal respiro”. Al ritorno dall’America, mi riprendo il vecchio e sempre inossidabile Nokia 5100, che mio padre ha usato per un  po’ di tempo..e che chiaramente è riuscito a rovinare usando la tastiera con la forza di un pensionato insistente. Il cellulare fa il suo dovere, ma senza rubrica e senza connessione dati (che sto pagando 8 euro al mese senza usarla) mi girano le palle. Scopro che il centro assistenza dove l’ho portato, il nokia point di corso marconi 5, e’ chiuso per ristrutturazione. Lo scopro, perche’ chiamo un altro centro, questi non si sono nemmeno premurati di mettere una segreteria telefonica. Morale, riaprono la settimana scorsa e dietro diverse sollecitazioni, OGGI, mi dicono “prudenzialmente” che potrebbe essere pronto alla fine della settimana prossima (calendario alla mano. 19 dicembre, anche se secondo il tizio con cui parlo, “potrebbe anche esserci prima”). Quando faccio notare che avrebbero potuto dirmelo che ristrutturavano, cosi’ portavo il telefono in un altro centro, il tizio ha detto che ci sarebbero volute 5-6 settimane “dagli altri”… imbecille, siamo arrivati ORA a questo ritardo, con voi! . Dopo la telefonata, rassegnato, chiamo il Nokia Care (spendendo 45 centesimi) e dicono che domani dovrebbero dirmi qualcosa di più sullo stato di avanzamento della pratica. Domani chiamo e vi aggiorno. Il proposito per il futuro sarebbe quello di prendere un telefono a “noleggio” con un contratto… non so se ne vale la pena, in genere ci sono durate obbligatorie e penali se uno recede prima. E non so quanto resterà  in Italia.
  2. Fastweb e i costi che non dice: Parlerei quasi di truffa. A marzo ci hanno chiamati quelli di fastweb, offrendoci gioiosamente di aggiungere la “tv di fastweb” al nostro contratto, tre mesi gratis senza impegno! U-A-O! …Peccato che non sia cosi’. Innanzitutto, per togliere l’opzione, fastweb chiede comunque 21 euro piu’ iva per la variazione del piano contrattuale. Visto che questa cosa genera piu’  problemi che altro, in genere fanno una contro-offerta: ti tieni tutto quanto (videostation e piano contrattuale) e non paghi la tv di fastweb. In alloggio eravamo già  un pò titubanti vista la scarsa trasparenza e onestà  (ammessa dagli stessi operatori quando ci hanno richiamato!) quindi abbiamo deciso di continuare oltre e disdire del tutto l’opzione TV. Mi batto il petto per non aver insistito oltre, ma il ritorno della videostation (complici anche i preparativi per il viaggio in Florida) non l’ho seguito, hanno mandato la conferma di “restituzione presso un centro” sulla casella di fastweb (che nessuno in casa controlla mai) e quindi sono passati 30 giorni ed è scattata una penale di 85 euro. In sostanza ora abbiamo una inutile videostation in casa, che a tutti gli effetti è nostra… non so che razza di legge ammette una cosa del genere, potrei mandargli un ovetto kinder autografato a fastweb e se entro 30 giorni non me lo ridanno, gli fatturo 2005 euro? (di cui 2000 per la prestazione olografa). Morale: evitate qualsiasi offerta fastweb. E se proprio insistete nel volerla fare, fatevi mandare per iscritto l’impegno che non pagherete niente per la dismissione dell’offerta e dell’apparecchio… ammesso che basti.
  3. Poste italianeeee…te le raccomando! : Il 24 novembre ho ordinato da una ditta di Milano una cartuccia R4 per il mio nintendo DS comprato in florida (usato ma in buono stato). La raccomandata si blocca da qualche parte nelle poste di Torino (il sito, stando al numero di pratica, dice “Via Nizza” a 400 metri da dove abito, un vero insulto) ed è ancora li dal VENTISETTE NOVEMBRE!!! Una raccomandata… e nessuno sa niente. L’operatore con cui ho parlato oggi (miracolo), mi ha detto di andare al piu’ vicino ufficio postale. Il piu’ vicino ufficio postale mi ha detto di andare all’ufficio in Via Nizza, che però è aperto solo al mattino. Domani proverò audacemente a raggiungere via Nizza e la protezione civile dice che ci saranno 14 ore di nevicate… arriverò vivo ?
Nelle sfighe un punto positivo: la settimana scorsa ho fatto un colloquio di lavoro con una ditta di Padova, che tratta di Search marketing (la roba di google che faccio io, insomma!). La retribuzione è buona, il posto sembra ben organizzato, l’atmosfera sembra abbastanza informale da essere sia professionale che motivante. Dovrò trasferirmi a Padova e la cosa mi atterrisce un più che andare in America… ma dopotutto sono mezzo veneto, non potrà  essere troppo strano, no ? 

Now i have a desktop*.

Dopo circa 3 anni e forse più su una scrivania ferrosa (ma molto utile perche’ dotata di 3 pratici cassetti ove stoccare cancelleria, cose informatiche e cose miscellanee) oggi sono andato all’Ikea grazie alla mia cara amica Drakesky (e alla sua auto “puntina”), dove ho preso una plancia di legno e 4 gambe.

Quest’apparente banale situazione in realtà  comporta il fatto che ora mi esibirò in uno sfogo testuale al confronto del quale i post di suzukimaruti sembrano poesie ermetiche. Un vero e proprio flusso di coscienza, ma 2.0 perchè Joyce in realtà  era un blogger ma non lo sapeva.

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Zen 6: 80/20

Siamo quasi al completamento di questa epica impresa. Diciamo che se fossi scaramantico, ora inizierei a chiedermi se ho tutti i pezzi o ne ho già  perso qualcuno.
Tipicamente non lo sono, ma ora come ora mi concedo qualche attimo di dubbio e brividi collegati.

Perchè il titolo del post è 80/20 ? E’ una proporzione usata in molti campi, ma prende in considerazione l’inerzia di ogni cosa.
Per esempio nel campo del lavoro, il 20% delle persone fanno l’80% delle attività .
Nel campo delle idee, l’80% è sballato.

In questo caso, il dubbio è che il 20% del restante lavoro sul Freedom, sia più complesso del primo 80%. A guardarlo con occhio critico, si direbbe di no, ma visto che è il mio primo modello serio preferisco mantenermi umile e sottomesso.

Zen 2: l’evitabile fluire del destino

Continua l’assemblaggio del modello, con questi pezzi ho completato il busto e sono arrivato a metà  della prima pagina… rimangono altre 10 pagine di istruzioni di montaggio!
Oggi mentre montavo la cabina con il pilota (dettagliato con minuzia di particolari) ad un certo punto è successo un fattaccio. Dovete sapere che la cabina del pilota è coperta da un pannello scorrevole… questo pannello sostanzialmente scorre su due guide. Si da il caso che ad un certo punto le guide (che non sono incollate o pressofuse, sono solo incastrate) sono saltate via.

Panico.
Come le rimetto dentro ? Posso farne a meno ? Ma sopratutto… Perchè sono saltate via ?

Ogni tanto nella vita ci capitano cose inaspettate. Possiamo controllare gli avvenimenti ? Possiamo “influenzare il destino” ?

E’ mia opinione che in certi casi è possibile farlo: gli imprevisti non “critici” sono un segnale di avvertimento della vita. La vita è certamente molto varia, ma non è infinitamente multiforme, tende ad avere delle “ripetizioni”. Non c’e’ bisogno di scomodare filosofi e storici per dimostrarlo: ci sono eventi che si ripetono con una certa continuità  e il cervello li assimila per trarne esperienza.

Per fare un esempio banale, se mai vi è successo di prendere una multa sul treno per non aver timbrato il biglietto, state pur certi che non vi capiterà  mai più di dimenticarlo. O anche imparare a prenotare un posto a sedere su un intercity a lunga percorrenza: perchè farsi un viaggio incredibilmente lungo in piedi ? Anche questo è un imprevisto che è possibile imparare a controllare. Anzi, con una adeguata informazione è possibile “Immunizzarsi” contro questo genere di imprevisti.

Molto di quello che ci accade è direttamente correlato alla nostra capacità  di rapportarci o è il risultato di cose che abbiamo fatto o distrattamente tralasciato.

Comunque sia, per quanto possiamo organizzarci e fare scelte appropriate, ci sarà  sempre qualcosa che ci sfugge: siamo solo umani (e alcuni lo sono anche meno delle scimmiette) . La linea spartiacque è tra chi affronta la vita e chi si fa trasportare: salvo casi davvero gravi è quasi sempre possibile piantare i piedi per terra e decidere di superare i problemi. (insomma, malattie escluse)

Nel caso del gundam ho riaperto il busto appena chiuso e ho risistemato i pezzi che si erano levati. Nel frattempo gli ho dato anche una limatina (grazie morgus) per far scorrere meglio i pezzi. Il risultato è che sono riuscito a piantare la cabina del pilota e a richiudere il pannello. Ora il pannello è un pò bloccato, ma non è questo gran problema: la fuori è un mondo pericoloso ed è meglio stare chiusi dentro la cabina corazzata di una perfetta macchina da guerra ed uscire quando non c’e’ gente in giro… 😉

Lo zen, la vita e la costruzione dei modellini

Lo zen e la costruzione di modellini

Mi appresto ad assemblare il Freedom che avete visto negli scorsi post.

A ben pensarci c’è molto di più di quanto non appaia… sarà  che è il mio primo modellino che assemblo (in realtà  mi pare di ricordare che mi regalarano un F14 tomcat con ali a geometria variabile alle medie,ma non fui in grado di completarlo perchè bisognava incollare dei pezzi).
Questo modello di robot rappresenta qualcosa di più di un giocattolo preso da una serie televisiva.
E’ a tutti gli effetti una metafora della vita.
Assemblare un modellino del genere significa dedicare del tempo a raggiungere un obbiettivo. Significa costanza, significa determinazione.
Le parti di questo modello, se la cosa non vi fosse familiare, vengono stampate in “mascherine”. I pezzi devono essere staccati con delle tronchesine e smussati leggermente dalle inevitabili sbavature. Per questa operazione di rifinitura (senza la quale i pezzi non combacerebbero a dovere) è necessaria una limetta (che dovrò chiedere al mio coinquilino morgus, dovrebbe averla perchè lui pratica molti generi di tridimensionale tra cui l’italianissimo e spettacolare “B.O.B.” ).

Se pensiamo ai pezzi come le persone di un “gruppo”, diventa obbligatorio apprendere che per una coesistenza perfetta bisogna smussare le nostre sbavature. Ognuno di noi le ha, sono il marchio della nostra imperfezione, sono una caratteristica che ci rende unici anche tra migliaia di persone come noi. Così come ogni modello assemblato, alla fine dei conti, sarà  diverso anche se prodotto in serie come infiniti altri.
E’ singolare pensare come le imprecisioni, gli errori, insomma la nostra imperferzione ci rende in realtà …unici. E per questo, preziosi, perchè non riproducibili.

Se pensiamo al completamento di questo montaggio come ad un obbiettivo, io posso tranquillamente dire che ho un traguardo finalmente e ho la consapevolezza di volerlo raggiungere, nei tempi necessari.
Non mi pongo il problema se ne sarò effettivamente in grado… è una domanda che tutti ci poniamo, ma nessuno può anticipare il futuro, possiamo solo sperare che il nostro presente si evolva in un futuro sperato.

E quindi si prosegue, un passo per volta, un pezzo per volta.