Ovvero come mi sono ritrovato a usare Linux dopo una dozzina d’anni che sono passato ad Apple Osx.

Chapter 1: A qualcuno piace caldo (pure troppo)

Come ogni storia che si rispetti, rispetti bisogna partire indietro nel tempo. Ma non troppo indietro altrimenti mi smettete di leggere dopo due minuti, per cui torniamo solo al 2015, per la precisione verso l’autunno.

 

Si era appena conclusa la mia breve esperienza come SEO di una startup e il glorioso Macboook Air che mi aveva accompagnato per circa 5 anni era stato massacrato rovinato da un bicchiere di prosecco durante gli ultimi periodi in cui lavoravo nella startup. (La startup in questione aveva molti difetti, ma la ricerca di motivazioni per il brindisi non era uno di questi).

Fatto sta che nel giro di qualche settimana la tastiera aveva smesso di funzionare a causa del liquido entrato dalla porta usb e non aveva senso usare un portatile con una tastiera usb (tantomeno bluetooth). Essendo fuori garanzia, il centro assistenza aveva diagnosticato circa 800 euro per cambiare l’intera piastra madre, più la manutenzione. In pratica come comprare un macbook air nuovo.

A quel punto, mi sono rassegnato, ho guardato i miei risparmi e mi sono detto “faccio l’upgrade”, quindi decido di acquistare il macbook pro più carrozzato che posso: 16 giga di ram per far girare di tutto e di più, sopratutto l’emulazione di windows 7 per excel e word, 256 giga di disco ssd (il doppio rispetto a prima), schermo retina, 15 pollici invece che 13, per salvaguardare di più la mia vista.

Arriva Phoenix 3. E da subito lo detesto un pochetto, perchè abbastanza spesso e ha dei bordi fastidiosamente taglienti.

Le fenici

Da quando ho fatto il passaggio ad Apple, 4 computer fa, ognuno dei portatili si è chiamato Phoenix + numero progressivo.

  • Il macbook air era phoenix II
  • il macbook pro era phoenix III

Il ruolo del nome di un computer è qualcosa di sacro e illogico. Attraverso un nome potente, l’utente spera di acquisire parte del potere del nume tutelare.

Se lo chiami come il Dio del tuono, speri di non avere a che fare con scariche elettriche o che non ti serva un gruppo di continuità.

Se lo chiami come il padre dell’Olimpo speri che diventi un server di rete che possa gestire migliaia di connessioni senza bisogno di manutenzioni periodiche.

Nel mio caso si chiamano come la bestia mitologica e immortale, che rinasce dalle sue ceneri, perchè ogni volta che lo cambio devo fare un lavoro di ristrutturazione dell’ambiente di lavoro che è quasi come spacchettarlo da nuovo. (tradotto: una faticaccia e qualcosa rimane sempre indietro)

Oppure perchè si surriscalda fino a temperature da corona solare.

In questo caso Phoenix 3 era più verso il secondo caso, perchè rischiava l’esplosione delle batterie.

Di quella pira l’orrendo foco Tutte le fibre m’arse avvampò!

La batteria nei portatili ha una “vita utile limitata” che corrisponde ai cicli di carica e scarica: dopo un tot di anni va cambiata e non c’è niente da fare, perchè è proprio una caratteristica degli ioni di litio.

Nel mio caso la batteria stava già dando segni di cedimento, con il sistema che avvisava della degradazione della carica, che infatti durava in casi ottimali circa un’oretta. Scarsa. Condizione che mi obbligava a girare costantemente con l’alimentatore a mo’ di cordone ombelicale.

La sostituazione nel caso di apple è un costo non da poco: 125 euro, perchè l’operazione va fatta in un centro apposito, il laptop viene spedito altrove (Rep. Ceca nel mio caso) e viene riconsegnato nel giro di 2-3 settimane.

Nel frattempo Apple ha fatto circolazione una segnalazione dove faceva il richiamo dei macbook pro, venduti tra il 2015 e il 2017… e guarda caso era proprio phoenix 3…

Morale della favola oggi ho portato il macbook pro in via Roma a Torino e mi hanno confermato che la riparazione sarà gratis, ma ci vorranno quindi 2-3 settimane.

E nel fratempo? Non lavoro ?

La quarta fenice

Nel frattempo già in previsione di sostituire la fenice 3, mi sono guardato un poco intorno e ho deciso di fare un esperimento interessante: sostituire interamente l’ecosistema OSX con Linux.

  1. Mi sono documentato su reddit su qualche portatile era ideale, e in generale tutti parlavano molto bene dei thinkpad (che erano IBM e ora sono Lenovo) per quanto riguarda la compatibilità con Linux
  2. Linux è frammentatissimo come ambiente, per cui mi sono anche documentato su quale “sapore” scegliere. Parlo di sapori, perchè molte differenze tra varie tipologie di linux da ambiente desktop, sono una questione di gusti.
  3. Alla fine ho scelto POP_OS di System76 una piccola azienda che produce computer con linux preinstallato, che comunque si basano su Ubuntu come “scheletro” generale.
  4. Ho speso 240 euro (due batterie apple) per un thinkpad t440s una macchina non recente (è uscito nel 2013! Sei anni fa!), ma che ho espanso da 8 giga di ram a 12 giga (di più non può). E’ un processore I7, ha un disco SSD da 256 Giga e il display non sarà retina ma arriva comunque a 1920×1080 pixel! Gli ho cambiato la batteria esterna che è rimovibile, con una ad alta capacità che dura OTTO ORE. Ha una striscia di pixel difettosi, ma chi se ne frega, quando mi girerà, potrò smontarlo e cambiare il display!
  5. Ho installato in un attimo in pochi giorni la maggior parte delle applicazioni che mi servono: Skype, Visual Studio Code, Dropbox, opera (per l’integrazione di whatsapp web!), Chromium per i profili che avevo già configurato su Google account, wavebox per gestire caselle di posta multiple, filezilla, Atom, Tusk (client di Evernote), Konsole + ZSH, Docker + Devilbox (Fighissimo!).
un esempio del nuovo ambiente

E Word ed Excel? E l’emulazione Windows?

Questa è la lacuna più grossa al momento, li sto sostituendo provando a sostituire con Libreoffice, che arriva preinstallato con POP_OS. Avevo già fatto qualche test sul mac e per l’uso che ne faccio io (Cose da SEO), vanno più che bene.

Certo non posso aggiungere estensioni come seotools4excel, perchè sono solo per windows, ma il mio parere è che questa estensione è fatta apposta per i Seo pigri e onestamente ho varcato quella soglia quando ho iniziato a installare Linux da una chiavetta USB.

Oggi è il DAY ONE senza macbook pro, vediamo cosa succede.

Intanto vi presento phoenix IV.

phoenix IV

 

 

 

 

 

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