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Elon Musk e il Powerwall sta a Steve Jobs e l’iphone

Il primo maggio Elon Musk ha presentato un prodotto che potrebbe cambiare (in meglio) il mondo come l’abbiamo conosciuto: una batteria da “uso casalingo” chiamata Powerwall.

Ecco il video di presentazione:

Perchè faccio l’accostamento a Steve Jobs e l’Iphone?

In questo caso parlo del primo Iphone, un apparecchio che (ai tempi) sembrava uscito da un film di fantascienza e che ha cambiato il modo in cui si fruiscono le informazioni.

sembra un secolo fa…

Perchè il Powerwall è potenzialmente rivoluzionario?

Tanto per cominciare, la presentazione di Musk fa capire che c’è dietro una visione a larghissimo spettro, quando ha cominciato a parlare di mettere su “batteria” tutto il mondo, ho capito che non era il solito imprenditore che pensa ad un solo mercato per volta, Musk è un visionario (nel senso buono del termine).

Spiego di cosa si tratta per chi non avesse tempo di vedere il video (o non capisse l’inglese): Musk venderà una batteria che è in grado di tenere la carica per una intera abitazione. Il punto nodale di questo sistema è l’uso abbinato ad un sistema di pannelli solari, in modo da accumulare energia durante il giorno e rilasciarla durante la notte.

Una batteria del genere esiste già (l’ho trovata e la produce kyocera) ma costa 10.000 euro, mentre il prodotto di Musk costerà circa 3000 dollari (per la batteria da 7kW) e 3500 dollari (per la batteria da 10kW).

Ipotizzando il modello da 10KW, per consumarlo interamente bisognerebbe fare 4 lavatrici di seguito.

Un impianto fotovoltaico da 3 KW è in grado di ricaricare la batteria nel giro di tre ore (tre ore e 18 minuti ad essere precisi) ed è sufficiente a garantire un utilizzo normale di una famiglia media.

Con una batteria di questo tipo (che ha una vita di 10 anni) è possibile quindi staccarsi quasi completamente dall’erogazione della linea elettrica, risparmiando soldi…

Ma il vantaggio non è solo economico

Il grosso problema delle energie alternative non è la produzione, è la trasmissione dell’energia che è soggetta a dispersioni lungo i cavi.

Se hai la produzione sul tuo tetto e il serbatoio in cantina, la dispersione è nulla (c’è forse una piccola perdita nella trasformazione da corrente alternata e corrente continua, ma non sono ingegnere per cui non sono sicuro).

L’altro grosso vantaggio è che sfruttando “il reattore nucleare che c’è nel cielo” (come lo definisce Musk), ti rendi autonomo dai cazzi dell’emiro di fancullah che deciso di chiudere i rubinetti del greggio perchè il suo cammello preferito oggi soffre di stipsi.

Io credo che allontanarsi in maniera progressiva dall’uso degli idrocarburi, oltre a far scendere il prezzo del petrolio (minore domanda = abbassamento dei prezzi), contribuirebbe a rendere il mondo un posto migliore, perchè si sono combattute fin troppe guerre in nome dell’oro nero.

Il problema sta nel litio…

al momento questo genere di apparecchio fa uso delle batterie a ioni di litio, le stesse che potenziano i computer portatili e gli smartphone.

Queste batterie sono al momento il miglior compromesso tra “densità energetica” (cioè quanti kilowatt possono essere immagazzinati in un chilo di materiale), costi e durevolezza.

Le vecchie batterie al piombo hanno costi minori, ma durano meno anni e da smaltire sono un incubo per l’ambiente.

Il litio fortunatamente è uno dei metalli più diffusi nell’universo e anche sulla terra è ben distribuito, con alcune aree dove si è accumulato maggiormente.

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Ho come l’impressione che nei prossimi anni il Chile entrerà nel G8 (magari al posto dell’Italia).

Chiaramente la domanda sta aumentando in maniera vertiginosa, questo farà aumentare i prezzi e renderà “profittevole” trovare altri modi di ottenere il litio che altrimenti sarebbero anti economici.

“hey ma 34000 tonnellate sono niente…”

Facciamo due conti:

  • Prendiamo per buono il dato di wikipedia, cioè che l’energia immagazzinabile da una batteria agli ioni di litio sia 265 KWh per ogni chilo.
  • vuol dire che in una tonnellata di batterie possono immagazzinare 265.000 KWh o se preferite 265 MegaWatt per ora.
  • Con mille tonnellate, ottengo una capacità di 265 Gigawatt ora.

ok, l’autorità per l’energia ci dice che:

  • Nel 2013 abbiamo consumato in un intero anno 272,3 TERAWATT di elettricità (ho escluso l ‘autoproduzione). Un terawatt è mille gigawatt, oppure un milione di megawatt oppure un miliardo di watt o se preferite 118 milioni di lavatrici con sporco ostinato 😀
  • Dividiamo per 365 per avere un consumo medio giornaliero: sono circa 746 Megawatt al giorno.
  • Ipotizziamo che il consumo sia uniformemente distribuito nella giornata (lo so, è poco realistico) e dividiamo questo consumo in maniera identica sulle 24 ore: sono 31 Megawatt all’ora.

Il risultato è che con 1000 tonnellate di batterie agli ioni di litio, potremmo sostenere il consumo giornaliero di una nazione per (265/31) = 8 ore e mezza. Niente male come gruppo di continuità!

Insomma con 1000 tonnellate di batterie agli ioni di litio, potremmo superare indenni la notte… e questo calcolo include anche la produzione industriale. (mentre non include una progressiva transazione delle auto da idrocarburi verso elettricità).

And one more thing…

Questo è un calcolo alla pene di cane (d’altra perte sono un consulente di marketing, non uno scienziato) ma la ricerca non si è certamente arrestata qua!

Ci sono ottime prospettive per aumentare la densità dell’energia immagazzinata di 10-20-30 volte e forse più!

Inoltre anche la resa dei pannelli è in aumento, con tante tecnologie che stanno cercando di aumentare la resa che ora è in media attorno al 15-16%.

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Per tradurlo in termini più semplici, se la resa raddoppiasse (30%), significherebbe che produrre 3KW per ora con energia solare, sarebbe plausibile con 10 metri quadri di superficie.

Tutto bello, ma rischiamo di essere schiavi di Elon Musk?

Un altro aspetto davvero sorprendente che è emerso dalla presentazione è l’intenzione di Elon Musk di condividere con altri produttori le tecnologie in modalità open source!!

link al video dove spiega questo traguardo

Il cuore di questo sogno è la produzione di questi stabilimenti chiamati “gigafactory” che possano produrre batterie in grandi numeri…

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Concludendo…

Entro pochi anni, probabilmente, con l’aiuto del sole… VINCEREMO!!

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Perchè l’editoria italiana sta schiattando…

…e il rumore che sentite sono i chiodi che vengono piantati sulla bara.

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Giusto qualche giorno fa è scattata una feroce polemica contro il Corriere della Sera, per via dell’articolo sui giovani che avevano rifiutato i posti di lavoro all’expo, salvo poi scoprire che la situazione era stata gestita in maniera dilettantesca e il Corriere ci aveva ricavato su un articolo approssimativo per fare “rumore”.  Il secolo XIX lo ha definito una “mezza bufala”, parole loro.

E’ un grave segnale quando uno dei più importanti quotidiani nazionali pubblica una mezza bufala.

Ma gli errori si possono fare, siamo tutti umani no ? L’importante è non ripeterli.

Arriviamo ad oggi, 26 aprile 2015, vedo per caso su questo articolo nella mia bacheca facebook.

http://www.primaonline.it/2015/04/24/201653/tutti-i-flop-digitali-di-rcs-nellintervento-di-domenico-affinito-dal-social-network-per-kids-twigis-alle-commerce-made-com-dal-serach-semantico-youdeal-a-youreporter-che-ha-dimezzato-gli-utent/

Interessante, è un giornalista di RCS (Domenico Affinito) che fa una sorta di analisi acritica degli insuccessi del gruppo, elencando tutti  i “flop”.

Il pezzo iniziale è ben scritto, cito:

«Negli ultimi sei anni il settore editoriale ha conosciuto un dimezzamento dei ricavi dovuto alla discesa verticale della pubblicità e alla rivoluzione digitale. Io però rifuggo dalla posizione di chi dice che il mondo del giornalismo sia in estinzione, anzi ci troviamo in una fase evolutiva. La sfida che dobbiamo affrontare è quella di un’editoria di qualità che non può prescindere da un giornalismo di qualità. Il giornalista di qualità è una risorsa, Questa è una sfida difficile in un quadro economico drammatico in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità

I grassetti sono miei. Dunque per uscire dalla crisi dei media ci vuole maggior qualità. Ok, è vero, bisogna essere più simili al Guardian o al New York Times, dopotutto lo spazio visivo sul web è infinito e non credo che manchino le persone in grado di scrivere argomenti approfonditi e avvincenti. Voglio dire, mica saranno tutti stagisti nelle redazioni…

Poi elenca i vari flop, senza evidenziare “perchè” sono stati dei flop.

Sono stati dei flop, perchè non erano legati “unique value proposition” del Corriere che è “fare informazione“. Da un punto di vista del marketing è come dire che ho un ristorante che va malino e invece che migliorare nella qualità dei piatti e del servizio, apro dei chioschetti  in cui vendo attrezzi per il bricolage, pappagalli norvegesi blu da compagnia e monocicli.

Insomma un suicidio commerciale annunciato.

E infatti RCS…

Certo, il digitale è il futuro, ma la strategia industriale messa in capo fino ad oggi da Rcs non ha pagato: anzi, si è riusciti perfino a chiudere l’unica Redazione contenuti digitali del gruppo, dove io ho lavorato per anni, per approvvigionarsi all’esterno con costi maggiori, in totale, e risultati inferiori.

 

Lungimirante RCS, nel tentativo di soddisfare creditori e azionisti, ha continuato a tagliare.

Bisogna cambiare rotta. E per farlo è necessario valorizzare le professionalità interne che abbiamo. Ci vuole più sinergia, anche nelle scelte strategiche.

Ben detto! E se posso aggiungere, dovreste anche dare retta a elementi più giovani che sono magari più “allineati” con l’audience più giovane che nella maggior parte dei casi considera i media tradizionali come “roba da vecchi”. (quando va bene).

Ma Affinito ha delle visioni davvero interessanti:

Mitbestimmung
Significa cogestione: è uno dei motori della locomotiva tedesca. […]
È un modello che funziona perché coinvolge nel processo decisionale tutti gli stakeholder. In Rcs, invece, in questi anni si è tenuto conto solo degli interessi di azionisti e creditori. E i dipendenti non sono stati coinvolti nei piani industriali e nelle linee di sviluppo che, come abbiamo visto, non hanno portato risultati accettabili. […]. E questo non è piu’ accettabile. Vi assicuro, invece, che qualche idea per riportare l’azienda in utile l’abbiamo anche noi.

Ottimo proposito, anche se per esperienza personale, queste modalità decisionali vanno regolarizzate in maniera ferrea, altrimenti “la democrazia” si inceppa, perchè ognuno vuole dire la sua e pensa di avere ragione. E tempo che si è raggiunta una conclusione a maggioranza… il paziente è morto.

Vuoi veder che c’e’ finalmente un giornalista che parla in toni non corporativi e con un reale interesse a far progredire la professione verso…

Dobbiamo chiedere nuove regole. La tassa Google, la difesa del copyright, una distribuzione più equa delle risorse pubblicitarie. In Italia solo 3 miliardi di euro scarsi su 7 del budget generale dell’advertising arrivano ai media, meno che negli altri Paesi europei.

…al leggere questo paragrafo la mia reazione è stata:

Non ce la possono fare.

  • Google è un alleato, scomodo magari, ma non è una mucca da mungere, la Spagna tassandolo ha solo ottenuto il prosciugamento delle visite ai siti di notizie quando Google gli ha detto “vaffa! Non paghiamo!”.
  • Il copyright, cari giornalisti, non mi sembra proprio che sappiate usarlo in maniera corretta, sopratutto quando l’huffpo si è fatto carico di mettere in evidenza il caso delle misteriose vignette di autori italiani (in seguito ai fatti di Charlie Hebdo)misteriosamente apparse in una misteriosa e affrettata raccolta. (link di approfondimento ad imperitura memoria)
  • L’advertising ai media: evidentemente nelle facoltà di giornalismo manca una serie di lezioni di economia. Economia di base. Non è che se la casalinga di Voghera ignora la tua bottega triste e sporca, devi protestare se va alla LIDL o all’ESSELUNGA e chiedere di ricevere più soldi come se ti spettassero: non ti spettano di diritto. Per niente. Il budget dell’advertising viene deciso da aziende private, sono soldi privati! E stanno calando perchè le aziende sono in sofferenza (data l’economia) e cercano di investire meno e meglio, invece di spargere soldi su iniziative inutili. E in quanto esperto di marketing e advertising digitale, ti posso tranquillamente confermare che la pubblicità sulle tue testate sono soldi buttati nel cesso. (sopratutto se paragonati all’advertising digitale)

Approfondimento: perchè l’advertising sui media tradizionali non funziona più

Cercherò di essere più lapalissiano possibile, sai mai che lo legga qualche giornalista non informatizzato:

La pubblicità sui media tradizionali (tv e giornali) si basa su un modello vecchio di 80 anni: il cartellone pubblicitario.

Poteva funzionare con i media non interattivi, dove costringevi le persone a subire le interruzioni pubblicitarie, ma con l’avvento dei media interattivi la gente ha cominciato ad esercitare il diritto di scelta.

Inoltre una generazione è quasi morta di vecchiaia (i baby boombers, nati appena dopo la seconda guerra mondiale), alcuni sono ancora nei posti di comando, ma nei numeri non contano più un cazzo. Poi’ c’è la mia generazione, quelli nati negli anni 70-80, noi siamo numerosi ma siamo abbastanza in grado di fare delle scelte autonome, anche se quelli “digitali” come me sono pochi in percentuale. Poi ci sono quelli nati tra gli e 80-90, questa è già una generazione molto “digitale”, abituata ad usare il computer fin dalla tenera età.

E caro giornalista, immagina questo: quelli nati dal 1998 in poi, non hanno mai vissuto in un epoca senza Google. Per quelli, i media tradizionali sono solo una fonte di intrattenimento, non un contenitore di informazioni. 

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>10 milioni, fonte istat

E se una cosa come un giornale (online o offline) non offrono abbastanza interesse, come pretendi che lo considerino questi ragazzi che quest’anno iniziano a votare ?

Robaccia. Meglio Youtube. E le aziende investono dove c’e’ l’attenzione delle persone.

Ancora un paio di punti…

Nel prossimo piano industriale devono essere coinvolti i lavoratori e si devono concentrare le risorse di sviluppo sull’informazione e non sulle alchimie di una multimedialità che è tutto fuorché informazione. Perché, come sostiene Rupert Murdoch, «le notizie sono ancora la materia prima più preziosa al mondo».

Oddio. Murdoch è un monopolista dell’informazione, la distorce come vuole e usa il suo strapotere per fare quello che gli pare (e le sue esternazioni su twitter sono inquietanti). In termini più comprensibili è come ispirarsi a Rockerduck come modello di comportamento.

“Il giornalista di qualita’ e’ una risorsa” ha detto il nostro prossimo presidente, l’ingegner Maurizio Costa, e in questo gruppo I giornalisti di qualita’ ci sono eccome. E tanti.

 

Maurizio Costa… Io vorrei capire come è possibile che in un “ente” nel 2015, ci possa essere ancora l’elezione per acclamazione come se fossimo un branco di primati e cito l’articolo di adginforma:

Maurizio Costa è il nuovo presidente della Federazione italiana editori. E’ stato eletto ieri per acclamazione, dall’Assemblea generale della federazione.

Lo accetterei per “miss maglietta bagnata di Alassio”, mi sembra invece fuori moda per la federazione italiana editori. Ma magari sono io che vedo le cose in maniera inutilmente ingarbugliata.

Un suggerimento finale

Cara redazione di giornale:

Le pagine web sono “scritte” in linguaggio HTML. L’html comprende i link che portano da una pagina ad un’altra e, guarda un pò, anche da un sito da un altro sito. Tipo quelli che ho inserito in questo post.

E hanno una caratteristica fondamentale: “l’attributo target _blank“.

Questa piccola aggiunta, serve per aprire il link in una “pagina nuova” o in una “tab” nuova se hai un browser moderno.

E quando la persona clicca sul link, la tua pagina rimane aperta e continua a restarlo finché l’utente non decide di chiudere il browser. E quando ha finito di leggere nell’altra pagina, magari torna sulla tua pagina e legge ancora.

E se hai fatto un buon lavoro di “collegamento“, l’utente è contento. E ti comincia a considerare autorevole.

E magari quando deve cercare delle informazioni attuali, complete e autorevoli, viene a cercarli sul tuo sito, invece che su Google.

Ah e non copiare bovinamente i modelli anglosassoni tipo Buzzfeed. Sei ridicolo.  Come se iniziassi a cantare le canzoni di Fedez per darti contegno in  mezzo ai giovani. “Riddiculus”. (cit. da Harry Potter)

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Imparare python #1 – Giocando si impara

Quest’anno ho preso la decisione di mettermi seriamente ad imparare il linguaggio di programmazione Python e considerando che compio 44 anni, probabilmente sarà un percorso in salita.

Ci sono vari motivi per cui ho intrapreso questa scelta:

  • Voglio mettermi alla prova per vedere se riesco ancora ad imparare qualcosa
  • Voglio vedere se posso “creare” qualcosa di mio
  • E’ un linguaggio versatile e mi può aiutare in diverse occasioni nel mio lavoro come consulente seo.
  • Ho trovato un libro che si chiama Python for kids (link ad amazon) che propone una introduzione al linguaggio, pensandola in termini ludici.
  • Da grandissimo fan dei “Monty Python” non posso più tirarmi indietro per imparare il linguaggio che è da loro ispirato (almeno nel nome).

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D’altra parte…

Questo è un momento particolare della mia vita, dove ho la possibilità di ritagliarmi del tempo su progetti personali e imparare un linguaggio di programmazione è come acquisire un nuovo super potere.

Python viene utilizzato in tantissimi campi, sopratutto nell’ambito delle startup e migliorarne la conoscenza vorrebbe dire diventare (forse) un referente del marketing migliore e più appetibile.

Il grosso vantaggio del Python è che è pensato per essere conciso e facile da leggere: su questo posso già concordare, avendo analizzato script fatti da altri, li ho quasi sempre compresi anche conoscendo pochissime basi del linguaggio.

Progetti di auto apprendimento

Oltre a seguire gli esempi del libro, cercherò in parallelo di portare avanti dei progetti in autonomia, che ricalcano tipi di giochi che già conosco, in questo modo eviterò di dover fare la pianificazione delle regole di gioco (che è comunque non facile).

1.Pytokyo

Per chi non lo conoscesse “tokyo” è un gioco di dadi “indie”, menzogne e faccia tosta che un bel po’ di anni fa ha conquistato il mondo dei giocatori di ruolo e boardgame.

regole ufficiali: http://it.wikipedia.org/wiki/Tokyo_%28gioco%29

Il mio obiettivo iniziale è quello di programmare il “motore” che

  • Tira i dadi
  • Valuta il tiro di dado sulla tabella dei valori ammessi
  • Conta il numero di penalità ricevute
  • Determina la fine del gioco (penalità >= 10)
  • Dichiara il vincitore

Cercherò di programmare un avversario virtuale, ma in questo stadio non ho in programma di farlo multiplayer.

2.Pymunchin

Ispirato al gioco da tavolo “munchkin”,  Pymunchkin sarà semplicemente una corsa in un dungeon ammazzando mostri e arraffando tesori,  cercando di non farsi spiaccicare dal drago di Altamura o dall’elementale di parmigiano.

Per evitare beghe legali, il progetto non avrà alcun riferimento esplicito, quindi probabilmente ci saranno:

  • Il drago di Altamura (fatto di pane)
  • l’elementale di parmigiano
  • le arancine esplosive
  • …altro che mi dovesse venire mente

Sarà un gioco single player con queste modalità:

  • Gestione semplificata del personaggio
  • Pre-selezione degli eventi (generata ad ogni partita o alla fine del mazzo di carte)
  • Apri porta del dungeon
  • Evento casuale (Mostro/Tesoro/Maledizione)
  • Combattimento o fuga
  • Avanzamento di livello di esperienza
  • Verifica condizione di vittoria
  • E si riparte aprendo una nuova porta.

3. PySimqualcosa

In questo caso cercherò di programmare un piccolo simulatore per testare le capacità di Python nel gestire i dati. Non ho ancora deciso la tipologia, ma sarà probabilmente pieno di numero e grafici, non vi aspettate Simcity perchè non ho le capacità.

Idealmente la struttura di gioco dovrebbe essere iterata attraverso questi passaggi:

  • Definizione condizione iniziale (potrebbe essere un personaggio, una città, un pianeta, una guerriera sailor)
  • Raccolta e presentazione informazioni numeriche
  • Gestione dell’input del giocatore
  • Fine del “turno”
  • Calcolo dell’evoluzione dei dati
  • Verifica delle condizioni di “game over”
  • E si riparte nuovamente  al punto iniziale.

 

Onward!

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Finalmente il sito di Alessia è Online!

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Finalmente il sito della mia amica Alessia Merlo è online. Cioè lo è già da qualche mese, ma finchè non me l’ha detto non ci avevo fatto caso.

Alessia è una carissima amica che conosco da diversi anni e che ha finalmente abbracciato la passione per la fotografia, facendolo diventare un lavoro.

Raramente si annunciano i siti al giorno d’oggi, ma considerando che Alessia è puntigliosa a livelli maniacali (è il tipo di persona che spacca il capello usando l’acceleratore di particelle del CERN), penso che sia d’uopo celebrarlo per averlo visto prima della fine delle nostre vite nel 2015.

vai cosi’ Alessia!

Visitate la foto gallery!

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Perchè le catene di S.Antonio su facebook non funzionano (e i vostri contatti vi detestano se le fate)

Da qualche giorno vedo comparire il seguente testo nel wall di facebook:

Ho un bel po’ di contatti, ma chi tra questi sono davvero “amici”?
E chi invece segue solo per leggere le notizie? Voglio vedere per chi l’amicizia è importante come lo è per me.
A te che leggi, ti ringrazio di essere parte della mia vita!
Adesso per favore scrivi una sola parola per descrivere come ci siamo conosciuti: non condividere, ma rispondi poi con una parola…
Ricorda: UNA parola!

Ecco, oltre al fatto di risultare una sfida abbastanza complessa, perchè in alcuni molti quasi tutti i casi il modo in cui conosciamo le persone andrebbe celebrato con una novella (invece che usare una sola parola), il problema è che questa modalità è assolutamente contraria al funzionamento della bacheca di facebook.

Spiegone tecnico, ma neanche troppo.

La bacheca di facebook è straordinariamente complessa: ogni utente ha una visione personalizzata, che mette assieme migliaia di parametri come:

  • pagine/interessi di cui abbiamo fatto like
  • persone con cui interagiamo di frequente
  • persone con cui conversiamo di frequente
  • servizi a cui ci siamo iscritti
  • advertising legato al nostro profilo socio-demografico
  • e un botto di altre cose che nessuno conosce

Se tutti questi elementi fossero scaricati sulla bacheca,  ogni micro secondo ci sarebbe un nuovo contenuto e questo renderebbe la bacheca inutilizzabile.

Invece Facebook fa vedere solo una parte di questi contenuti, magari anche vecchio di ore (o giorni) ma che lui deduce che potrebbe essere di nostro interesse.

Non è detto che ci azzecchi, ma funziona così.

Quindi anche lo status che pubblicate, verrà visto da una manciata di persone con cui interagite più di frequente.

Se volete avere più successo e sentirvi meno soli, pubblicate un video.

Non tenete il broncio a nessuno dei vostri “conoscenti” di Facebook, perchè se non vi rispondono non è che vi odiano: semplicemente stanno facendo altro.

 

Perchè il movimento 5 stelle probabilmente non salirà più. La spiegazione non è quella che vi aspettate…

A quanto pare in questa tornata di votazioni il M5S è stato doppiato dal PD (e gli altri hanno più o meno visto decrementi), lo dice il Fatto quotidiano nella analisi dei risultati, non è una mia opinione.

Ci potrebbero essere tante spiegazioni, anzi ci saranno una infinità di analisi, perchè gli italiani amano la dietrologia, allo stesso modo in cui amano commentare il calcio.

La mia spiegazione parte dal fatto che sono il miglior esperto di internet marketing in Italia in Inghilterra: Facebook vuole soldi.

Cosa centra ? 

La semplifico al massimo: il M5S è stato premiato dal fatto che quando è partito, facebook era affamato di contenuti e interazioni utenti, per cui dava grande visibilità ai contenuti che venivano pubblicati. Ora che di contenuti ce ne sono in abbondanza, Facebook ha chiuso i rubinetti della visibilità, vuole essere pagato. L’analisi è stata fatta da un servizio chiamata Edgerank.

50% di calo della visibilità dal 2012!

Un caso ?

  • Nel 2012 il m5s era arrivato sul 35%
  • Nel febbraio 2013 era intorno al 25 %
  • In queste elezioni è intorno al 21%.

Andrea, ma come si traduce per chi non fa il tuo mestiere ?

Lo semplifico:

  • I post delle pagine facebook del movimento vengono visti di meno
  • ..quindi meno persone vengono “influenzate” dalle idee del movimento…
  • …gli indecisi tornano alle idee che sentono più spesso sui giornali o in tv.

E sono gli indecisi a fare il grosso dei voti e a dare la fiducia ad uno schieramento.

Come deve fare il movimento 5 stelle a risollevarsi ?

Prendere dei consulenti di internet marketing che siano aggiornati.

E sperare di avere abbastanza fondi per gestire la campagna amministrativa.

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Facebook e i video: attenzione ai consumi di banda

Ieri facebook ha introdotto una novità per le applicazioni smartphone (non desktop):

Quando scrollate la bacheca e vi viene visualizzato un video, facebook inizierà automaticamente a riprodurlo, in maniera silenziosa.

Questo comporta un problema per chi è su mobile: un consumo involontario di banda, che potrebbe ripercuotersi sui vostri costi o sulla disponibilità mensile!

Fortunatamente (e ci mancherebbe) è possibile disabilitare questa funzione quando non si è connessi ad una rete wifi, l’opzione è nelle impostazioni dell’applicazione facebook.

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