La casalinga disperata è riconoscibile perché :
- arriva alle 9.10
- parcheggia di merda
- sta andando in palestra Virgin
La casalinga disperata è riconoscibile perché :
Ti chiedo l’attenzione tre volte, poi per rispetto di me stesso e del tuo tempo, che evidentemente non hai, smetto di chiedere.
Il che non vuol dire che la regola non si possa resettare, ma devi essere tu attivamente a cercare me e fin’ora non è mai successo.
C’è una parte di me che negli ultimi due anni ho quasi nascosto nel tentativo di sembrare più normale.
È come tenersi al guinzaglio gozzilla : dopo un po’ ti scappa. E non vi dico che casino raccogliere le deiezioni.
Gnaaaaaarrrrr
Scrivo dall’iPhone perché oramai il tempo per scrivere dal computer è terminato.
Purtroppo la velocità di scrittura è superiore alla velocità di aggiornamento del client per iPhone, forse dovrei cambiare terminale ma mi sono ripromesso di non spendere soldi finché questo non schiatta o qualche aggiornamento lo rende inutile.
La parola chiave di oggi è: pezzenterie
Il colore fortunato per i nati nel segno delle nutrie è il mulfo
Nella nostra società attuale e parlo del 2013, in italia se hai 35,0028 anni sei vecchio. L’uso dei decimali è volutamente provocatorio, perchè in realtà significa 35 anni e un giorno, ma nella burocrazia ci sono questi cavilli, quindi cavilliamo.
Sei un “supergiovane”. Una persona che dato il periodo storico ha probabilmente “sudato” poco, hai un’alta istruzione perchè magari hai finito l’università e magari hai pure fatto un master, ma non è che ti sei sbattuto a fare un lavoro manuale, anzi quelli che hanno lavorato e studiato sono probabilmente una minoranza.
Però diciamo che in questi anni sei stato un poco sballottato dal mondo del lavoro, tra contratti precari, partite ive, cocopro, coccode, eccetera e diamo che non hai fatto grandi progressi dal punto di vista lavorativo, anzi ti sei barcamenato per sopravvivere, magari ti sei pure adattato a vivere in famiglia invidiando chi poteva andarsene perchè aveva i mezzi per farlo.
Fai una cena con gli amici per festeggiare il tuo 35esimo compleanno e il giorno dopo sei un rejetto, un pariah della società, uno scarto, un elemento scomodo, un peso, uno di troppo.
C’è una fascia di età che è il target principale della società.
Compiuti: ecco perchè dal giorno dopo, per la legge (nelle sue forme) sei uno “che non ha diritto”. Oppure non sei più giovane, sei vecchio. Ma allora dopo i 60 cosa sei? Un fossile ?
Tecnicamente è la fascia di età più interessante per chi pilota le masse: hai l’energia, ma non hai freni inibitori. Hai l’entusiasmo, ma non sei scettico. Sei pronto a farti una vita e sei pronto a correre dei rischi, ad accettare dei sacrifici… ma non sei ancora conscio dei diritti che ti spettano. Sei l’aperitivo all-you-can-eat di quell’1% che ha il controllo dei soldi e del potere. Sei il prodotto per eccellenza.
Ecco perchè cercano di darti tutte le (apparenti) agevolazioni possibili.
Se uno va a leggere, magari qualche scappatoia c’e', prendo il testo di un concorso:
Il concorso è aperto a giovani dilettanti o professionisti residenti in Italia e con una età compresa, al momento dell’iscrizione al concorso, tra i 18 e 35 anni compiuti, nonché a gruppi informali o imprese, purché composti almeno all’80 percento da giovani che abbiano un’età compresa tra i 18 e 35 anni compiuti e purché esprimano un rappresentante (capofila) che si candidi e risponda ai requisiti per partecipare al concorso.
Ahhh ecco ok, l’80% vuol dire prendere almeno 4 persone e il quinto può essere di qualsiasi età.
Visto che di giovani ce ne sono sempre meno, perchè i “vecchi” non sono riusciti a figliare come “i fossili” (quelli di due o tre generazioni fa), immagino un futuro molto prossimo dove il giovane diventerà un membro essenziale per le composizioni societarie. Visto che non ci sono regole che impediscano di essere socio di più società, ci saranno delle società con decine di giovani membri “fantasma” che saranno li solo per fare numero e accedere ai vincoli vari e in cambio ricevere una retribuzione. Tanto una volta che sei socio di 10 società puoi anche fare a meno di lavorare, anzi magari puoi pagarti gli studi universitari.
una figata (sono sarcastico), guardate un pò la tabella che ho trovato in rete.
|
Descrizione. |
Srl normale |
Srl Semplificata |
Srl a Capitale Ridotto |
|
Notaio |
800/1300 |
0 |
800/1300 |
|
Bolli |
400 |
0 |
400 |
|
Tassa registro |
168 |
168 |
168 |
|
Diritto annuale Cciaa |
200 |
200 |
200 |
|
Diritti di segreteria |
90 |
0 |
90 |
|
CCGG Vidimazione Libri |
309,87 |
309,87 |
309,87 |
|
Diritti e bolli per vidimazione libri |
39,62 |
39,62 |
39,62 |
|
Bollatura libro giornale ed inventari |
29,28 |
29,28 |
29,28 |
|
TOTALE COSTI COSTITUZIONE |
1.936,77/2.436,77 |
746,77 |
1.936,77/2.436,77 |
E ovviamente non è che ci siano agevolazioni di sorta per chi apre una srl… Quindi se anche uno riesce ad aprire una srl senza spendere un rene, si trova comunque di fronte al fisco italiano che è un problema non da poco ed una fonte di stress continua. (ci ho avuto a che fare, preferisco non farlo mai più).
E non parliamo del popolo delle partite iva. Se qualche azienda vi propone di aprire una partita iva al posto di un contratto, denunciatela.
O andatevene in un posto migliore prima che sia troppo tardi: ci sono posti dove merito e capacità contano.
Non qui. Non ora. Forse mai.
Non fermatevi mai.
Sono tornato stamattina alle 8 da un viaggio americano durato una settimana. Sono andato in Florida a Tampa Bay, per una conferenza su Seo e Social media, quindi visto che avevo tenuto dei giorni di ferie da quest’estate, ho attaccato 4 giorni a New York. Originariamente la mia intenzione era quella di approfittare della bassa stagione, del tepore della Florida e della relativa calma del periodo per visitare i parchi tematici di Harry Potter e della Disney (un progetto collassato dell’estate scorsa). Non ho però trovato nessuno con cui andarci, per cui mi sono detto “fanculo i parchi, torno a NYC per la seconda volta nella mia vita”. (la prima era stata intorno al 98)
E ovviamente così ho fatto. Tramite Airbnb (che dio lo benedica) ho trovato un alloggio a Williamsburg, che è una porzione del quartiere di Brooklyn, spendendo circa 60 dollari a notte. Per chi non lo sapesse Williamsburg è una zona hipster all’interno di Brooklyn, quest’area è stata completamente bonificata dal crimine e adesso è una zona che vale tantissimo perchè è solo una fermata di metro (L la linea color grigio) da Manhattan. Oltre ad avere diversi localini deliziosi (che non ho visitato) e dei ristoranti davvero niente male, è particolarmente interessante perchè è davvero silenziosa. Chi ha visitato Manhattan lo sa: auto, clackson, casino, gente che sbraita, negozi, bancarelle. C’e’ un mondo in fermento che sgomita per farsi sentire o anche solo per farsi strada… quindi i decibel aumentano a dismisura.
Williamsburg è ad una ferma di metro ed è pace e quiete: ci credo che gli affitti siano stellari!
Non vi starò a tediare con un diario di viaggio, tanto non li legge nessuno, salvo Paola.
Il primo consiglio che voglio darvi e lo capirete anche dai paragrafi successivi è di andare con delle scarpe comode. Non (necessariamente) belle, ma comode, perchè non avrete bisogno di sfoggiare delle superscarpe per fare colpo, già il fatto di essere italiani in visita vi renderà dei semidei interessanti e la gente morirà dalla voglia di fare conversazione con voi se gliene date l’opportunità. Invece avrete da calpestare una indicibile quantità di suolo pubblico, quindi…
Questa è una città che si sviluppa in altezza: la metro ti porta quasi dappertutto in pochi minuti, poi ti sposti a piedi. Muoversi con i mezzi di superficie è lentissimo o costoso: ho preso il taxi la prima notte per arrivare a Williamsburg da Penn Station e mi hanno preso 40 dollari (mancia inclusa).
Ho quindi fatto una metrocard da 29 dollari per una settimana, passaggi illimitati e mi è convenuto anche se sono rimasto solo 4 giorni perchè l’ho presa credo 20-25 volte e ogni biglietto sarebbero stati 2.5 dollari! Ogni tanto ho fatto casa -> spesa a manhattan -> casa per mollare gli acquisti -> e via!
Inoltre è una città che ti sviluppa cosce e glutei, perchè non ha quasi un cappero di scale mobili. Non mi ricordo se nel 98 quando c’ero passato era cosi’, ma credo di si: dubito che abbiano rimosso scale mobili nel frattempo. Insomma con il fatto che le metropolitane si incrociano su diversi livelli, c’e’ da fare scale su scale. E per uscire sono tutte scale non mobili. Non è un caso che venerdi’ sera alle 11 mi sia venuto lo SBRANO (quando si forma un buco nero nello stomaco) e sono andato con la mia amica Manuela che vive li, da Bagelsmith un posto aperto sempre che fa bagel straordinarie.
Insomma se girate parecchio potete condurre una sana attività sportiva per la parte bassa del corpo, dovete solo stare attenti a non mangiare troppe schifezze. Qualcuno ha detto Guacamole al supermercato? Tortilla Chips al sapore di peperoncino e Lime ? ehmmmmm…
Una cosa che ho notato ovunque è la presenza costante di venditori di panini “halal-friendly”, insoma cibo per islamisti, che hanno bisogno di carne debitamente macellata. Kebab di ogni tipo e ovviamente anche felafel. Ho trovato sia venditori ambulanti con i carrettini sulla quinta strada (quella elegante per intenderci), sia ristorantini a brooklyn.
ieri ho accompagnato la mia amica a fare il bucato e per 1.5 dollari ha caricato una lavatrice enorme. Era una cosa che ho fatto anche io durante i miei viaggi passati (sopratutto in america), ma quello che mi ha sbalordito è che il lavaggio ci mette 21 minuti. E puoi anche andartene a fare un giro se vuoi o andare nel backyard del lavaggio, in estate, dove hanno delle sdraio su cui puoi metterti a prendere il sole o leggere un libro. Io invece a Rho ho una lavanderia a gettoni che da un anno ha le scritte “prossima apertura” e dovrò andare in auto facendo 5 chilometri. Per fortuna ho un kindle adesso.
Gli americani i ponti li fanno in maniera differente dai nostri. A parte che adesso non ne costruiamo più credo e spero che quello sullo stretto non lo facciano mai, ma loro i ponti li VIVONO.
In questo viaggio me ne sono reso conto il primo mattino quando ho deciso di attraversare il ponte di Williamsburg che collega Brooklyn a Manhattan. Vi anticipo che ho poi anche attraversato il ponte di Brooklyn, ma non c’era traccia di gomme da masticare, quindi non ho idea di come facciano a produrle: ho idea che sia tutto marketing.
Bene, dicevamo, ponti vivibili: questi ponti hanno corsie dedicate ai pedoni e corsie dedicate ai ciclisti. Su quello di williamsburg sono anche su lati separati del ponte quindi la probabilità di cocciarsi contro è zero. E li usano, cacchio se li usano. C’e’ gente che cammina, ciclisti, fotografi hipster con teleobiettivo, insomma fanno parte della città.
Sono anche lunghissimi, quindi evitate di salirci con i tacchi se non volete schiattare.
Qua mi rivolgo agli italiani che quando sono all’estero non possono fare a meno di mangiare italiano: statevene a casa. Non andate a NYC, andate in un villaggio turistico. Farete del bene a voi stessi, non torturatevi andando in una nazione che ha solo 300 anni di storia e ha dovuto accogliere una moltitudine di culture per farsene una propria.
Ma se avete un poco di apertura mentale, scoprirete che nyc non ha una sua cucina tipica: le ha tutte. Tutte le cucine del mondo sono tipiche a new york, grazie al fatto che probabilmente ci sono tutte le etnie del mondo. Io per esempio ho mangiato un Ramen assolutamente fantastico ed è un piatto tipicamente giapponese… e in italia un ramen cosi’ non l’ho mai trovato. (se volete: Ramen Setagaya)
Avevo in mente di visitare un sacco di musei, ma alla fine sono andato solo al MOMA che non è stata poi questa gran cosa: forse mi aspettavo una cosa più grandiosa in stile metropolitan museum, ma a parte la sala degli autori del primo 900 non ho visto granchè o forse non mi sono soffermati sugli autori giusti.
In realtà è stato per me più divertente andare a scattare una foto al palazzo di google che c’e’ sulla 14esima strada!
Per il resto è stato come tornare dopo un lungo viaggio e passare del tempo in una seconda casa: sono passati 14 anni dalla prima visita. Quel viaggio è stato il mio primo viaggio fuori dall’Europa e per certi versi è entrato talmente a fondo nel mio DNA che ne ho ancora dei ricordi visissimi (come quando siamo andati a mangiare a Chinatown).
E’ stato bello tornare e rivedere alcune degli scorci di manhattan che ricordavo ed in un certo modo mi ha fatto riflettere.
New York 14 anni fa mi ha fatto un grande regalo: dopo quel mitico viaggio ho sempre guardato oltre l’oceano (metaforicamente, perchè al massimo potevo andare in Liguria a fare queste riflessioni liquide) dicendo a me stesso “quanto vorrei stare dall’altra parte, quante cose potrei fare, quanto sarebbe diversa la mia vita”. E questo mi ha dato, nel corso degli anni, una notevole energia per cercare di portare avanti questo sogno.
Questa volta New York mi ha fatto un altro grande regalo: mi ha ribadito che è importante continuare a muoversi perchè altrimenti come per il paradosso dello squalo, se stai fermo muori.
Questa è stata la mia esperienza e buon viaggio a tutti
Ho appena visto Walking dead 3×01, il primo episodio della terza stagione.
Se avete fretta, il riassunto non spoilerante di questo post è che una puttanata galattica. Il mio consiglio è di comprarvi il Fumetto su amazon.it, se vi piacciono le premesse, perchè è 100.000 volte meglio di questo psicodramma preriscaldato.
La prima premessa fondamentale è che ho guardato la prima stagione, mi sono addormentato durante la prima puntata della seconda stagione e mi sono svegliato che era finita! “Ma come…” direte voi “esiste lo scaricamento, bittorrent, megaupload e un sacco di altri modi per scaricare gli episodi!”.
L’altra premessa fondamentale è che avendo letto il fumetto (vedi link sopra) io sono anni-luce avanti a voi che seguite solo il telefilm. Anzi sono proprio in un altro universo perchè Daryl nel fumetto non c’e’. E a dirla tutta “Daryl” è un nome che sta bene ad una ragazza o ad un bambino destinato a non diventare mai più alto di mezzo metro, visto che si traduce in “carino/carina”.
Ma vabbè, sono scelte che vanno fatte quando si cambia media. Cambiano un pò i personaggi. Se ne aggiungono di nuovi. Sono scelte di sceneggiatura, si possono digerire e poi comunque Daryl è una figura cazzuta.
…io non so se Glen mazzara, lo sceneggiatore e produttore esecutivo della serie si sia fatto prendere un pò la mano, ma il tono rispetto a quello che ho visto in passato è radicalmente diverso.
2/10. Come le palle che mi hanno fatto girare !
Sono diventato utente apple attorno al 2006, comprando un portatile macbook pro. Poi quando ne ho avuto la possibilità economica, ho preso un iphone 3gs in abbonamento con Tre nel 2009 (erano i tempi in cui il comodato d’uso era tale e durava “solo” 24 mesi).
Quest’anno il macbook pro ha esalato l’ultimo respiro e mi sono preso un macbook air, che è andato tre volte in assistenza perchè i genius rincoglioniti non riuscivano a risolvere il problema del cortocircuito della tastiera che cuoceva la scheda madre.
Non ho mai preso un ipad, perchè non ho occasioni di consumare contenuto su un divano o su mezzo pubblico. Se devo vedermi qualcosa a letto, il portatile va alla grande. Se guido non uso l’ipad (ascolto la radio).
Ora però esce iphone5 e IOS6 e questo vuol dire che sono indietro di tre versioni rispetto al modello corrente (4, 4s e 5). Anche se sono un tecnofago all’ultimo stadio, non soffro della crisi di obsolescenza, quindi fintanto che le applicazioni non smettono di supportare il mio telefono e finchè non esplode, io continuo a usarlo.
Il problema è che quello che render bello l’uso di uno smartphone non è lo schermo o il fatto che ti faccia telefonare meglio, ma l’ecosistema delle applicazioni.
E in un mondo dove vengono imposti degli standard dal mercato (quello delle app) è irrealistico pensare che gli sviluppatori continuino a supportare un modello di telefono vecchio di 4 anni per lungo tempo, anche perchè le eventuali applicazioni a pagamento non vengon ricomprate, quindi per mantenere in piedi il business bisogna vendere ai nuovi utenti!
Quindi il caro iphone 3gs è destinato a diventare una mattonella come un nokia 3310 (anche se di gran lunga meno resistente), man mano che gli aggiornamenti alle applicazioni vengono fatti.
Quindi a questo punto è necessario pianificare il prossimo passo:
l’ecosistema delle applicazioni. Vediamo un pò.
Iphone: uso a seconda dei casi le mappe di google e Sygic una app per la navigazione che ho comprato con le mappe italiane (19 euro!).
Android: google maps, con navigazione vocale. Costo zero euro.
Come si può vedere la maggior parte delle applicazioni che uso sono presenti su entrambi i sistemi e con le tastiere predittive come swiftkey su android, scrivere testi diventa molto più agevole e a me piace consumare e interagire con altri utenti in rete.
Di recente il 3gs era diventato insostenibile perchè il ritardo nella scrittura era visibile: dopo aver letto un pò di discussioni sui forum ufficiali, la colpa sembrava essere di icloud che puppava troppe risorse. Dopo averlo disabilitato è tornata la velocità nella scrittura: ecchecazzo Apple. Questo sposta in avanti la mia data per l’acquisto di un nuovo cellulare, ma se continua così è sempre più probabile che sarà un Android.
…andare ai corsi lingue estere organizzati dal comune di milano. Era da inizio agosto che pensavo di andarci per fare il corso (base) di Portoghese; perchè portoghese, vi chiederete e sarebbero anche fatti miei, ma questa sera mi sento in vena di scrivere di quello che è capito e che mi ha lasciato abbastanza confuso. Adesso però aggiungo una immagine bizzarra di un gatto per stimolare i curiosoni di facebook.
Uscivo dal lavoro, dalla zona del Ghisallo, è vicino alla metro di Lampugnano se sapete dov’e', altrimenti non importa. Prendo la Rossa ad Uruguay, perchè c’è molto parcheggio e mi dirigo agli antipodi di Milano, scendo a porta Venezia e chiaramente mi perdo anche se la scuola di lingue è a a 150 metri dalla fermata. Le mappe di google mi salvano e ritrovo la strada, arrivo in via Casati 6 e… faccio la coda.
Si la coda, perchè questi corsi che durano diversi mesi hanno un costo molto abbordabile e quindi sono tremendamente bramati, tanto che di alcuni corsi devi prendere un biglietto e tornare dopo per sapere se c’e’ posto!
Fortunatemente non è il mio caso, io voglio imparare il portoghese e a quanto pare non sembra essere così in overbooking come le altre lingue.
Perchè lo parlano in Brasile! Il Brasile mi interessa, è una nazione che si sta rapidamente modernizzando, ha risorse, ha iniziativa, è giovane e vitale: vuole crescere. Ci ha sbattuti fuori dal G8, perchè dopotutto siamo un paese di blagheur*.
Voglio vedere se c’è la possibilità di aprire delle operazioni commerciali, anche solo con gli italiani che si sono già trasferiti li (e non sono pochi) ma poi bisogna conoscere la lingua per parlare con gli impreditori locali e per lavorarci assieme.
Inoltre c’è una quantità fenomenale di donne bellissime.
..bellissime. Scusate, stavo divagando. Sono quindi arrivato in aula (si tratta pur sempre di una scuola elementare che alla sera ospita i corsi di lingua) e li… mi sono messo in coda, perchè c’erano due persone prima di me. La insegnante ci ha detto che c’erano solo tre posti liberi, uno al corso delle 18.30 (impossibile da raggiungere per me) e uno al corso delle 20 (fattibile).
…senonchè una delle due ragazze che c’era prima di me era li per prenotare anche il corso per il suo marito/moroso che era assente. Quindi in pratica il corso era completo.
L’insegnante ci ha però detto che era possibile che si liberassero dei posti nei prossimi giorni e qua è iniziata la confusione…
Andiamo per punti:
A questo punto me ne sono uscito confuso e ho girellato un pochetto per corso Buenos Aires, poi ho recuperato i sensi, ho controllato un posto dove mangiare in zona e sono andato a farmi gyoza e un Tekkadon** al Poporoya. (Grazie Claudia della recensione su yelp che me lo ha ricordato)
L’esperienza al Poporoya è stata divertente, c’era un bordello di gente perchè si tratta di un posto effettivamente molto rinomato per quanto piccolo e gli avventori salutano lo chef “Shiro” per nome, anche se forse sarebbe più educato dire “Shiro-san” .
Mi sono comunque ritrovato al bancone, vicino ad una ragazza di nome Katia, anche lei li per mangiarsi un chirashi (questo è con il salmone). Abbiamo anche conversato un pò sui posti interessanti in cui mangiare cinese e giapponese a Milano, interessante quello che può capitare ad un banco del sushi, devo tornarci.
A conclusione della cena mi sono un dorayaki come dolce e me lo sono felicemente mangiucchiato tornando verso la fermata della metropolitana.
In finire di serata sulla carrozza della metro gli elementi più interessati sono stati una ragazza dal senso molto molto prosperoso con un blackberry e degli ubriachi italiani che prendevano a maleparole tutte le persone vagamente non italiane a dimostrare il fatto che siamo usciti dal G8 per più di una ragione.
/EOF
* il Blagheur in piemontese è quello che se la tira senza motivo. La “u” è quasi afona se non mi sbaglio e probabilmente la dizione più in voga in canavese è “blagher” con la G molto dura.
** I gyoza sono tipo di ravioli cinesi (ma con più aglio) e il tekkadon è un piatto con riso ricoperto di fettine di tonno crudo.
Caro Maestro, oggi ti propongo ben due aggiornamenti.
Ecco uno degli esemplari di bicicletta portapacchi che ti avevo descritto, sembra effettivamente un incrocio con una carriola, tant’è che può essere usata per portare materiale o piccoli esemplari di esseri umani (o cagnolini come mi è capitato di vedere). Il nome ufficiale sembra essere “bucket bike” o Cargo Bike. Sito del produttore della bici nella foto.
Si tratta di una vista particolare e lo stesso prezzo di questi cicli non è contenuto, si parte da 400 euro per gli usati per arrivare a 1400-1500 euro per le nuove!
Tra l’altro maestro, una particolarità che non ti ho detto è che non tutte le biciclette hanno i freni a manubrio! Alcune hanno solo il freno anteriore e usano il freno a pedale, contropedalando… ti lascio immaginare l’inerzia delle situazioni.
Ecco una vista interessante: una macchina elettrica in carica ad un piloncino. Non so darti altre informazioni ma credo che si tratti di una city car in car-sharing, una pratica estremamente interessante sopratutto in una città dove le macchine sono quasi bandite.
Infine una nota di colore: nel tentativo di risparmiare spazi, alcuni architetti innovativi hanno progettato una casa bidimensionale. Sicuramente i prezzi al metro quadro sono competitivi, mi chiedo solo cosa succede se cade un piatto.
E con questo è tutto, buona serata maestro !