La pasta senza pasta: prime esperienze con lo shirataki

Chi mi conosce bene sa che sono un viaggiatore (come documentato abbastanza pigramente nel mio travel blog fromrivarolo.wordpress.com), ma nell’attesa della prossima tornata di viaggi (che potrebbe essere l’allontanamento definitivo dalla penisola questa volta), ho approfittato della pausa a casa per migliorare il mio stato fisico.

Insomma corsa, palestra e infine dieta

Ho iniziato verso aprile correndo 5 o 6 giorni alla settimana, poi a maggio ho iniziato ad andare 3 volte alla settimana in palestra e all’inizio di giugno ho preso appuntamento con la dietista della palestra che mi ha misurato con un attrezzo magico e ha detto “è sulla linea Maginot dell’obesità“.

A quel punto ho fatto come i Francesi nella seconda guerra mondiale e mi sono arreso alla dieta.

La dieta non ha comportato grosse rinunce o stravolgimenti di vita: nel 2010 quando vivevo a Padova avevo già fatto una dieta di alcuni mesi con Naturhouse e i risultati erano stati ottimi, avevo perso una decina di chili in maniera molto evidente. Poi ero andato via da Padova e ho interrotto il programma, ma avevo mantenuto le “linee guida” per un mantenimento dell’alimentazione.

Diciamo che i tre cambiamenti più grossi sono stati:

  • Evitare i formaggi grassi (sigh)
  • Mangiare pasta o riso solo una volta alla settimana (argh).
  • Al massimo 20 grammi di pane a pasto (aaaaaahhhhh)

Altri cambiamenti

  • Niente alcool (vabbè)
  • Niente aperitivi (e con chi ?)
  • Una sola pizza a settimana (si può fare)

Mi sono adattato quasi a tutto…

…tranne alla mancanza di riso. Finchè non l’ho tolto di mezzo non mi ero conto quanto ne mangiassi a casa. Quando inizia il periodo caldo poi si va avanti a insalate di riso o di pasta.

Una sera a giugno siamo andati a mangiare sushi all-you-can-eat per il compleanno di un amico e mi sono concesso un solo piatto di maki come fosse un dessert! In compenso ho mangiato sashimi, carne e pesce alla griglia, edamame e tutto quanto non contenesse carboidrati. Per la prima volta sono uscito sazio ma non gonfio come una mongolfiera. Bizzarro.

I risultati si sono visti…

Anche se la dieta è quasi maniacale (per esempio sgrassare gli affettati, una cosa che mi sembrava assurda) i risultati sono arrivati.

Nel giro di un mese ho perso 4,5 chili e 1% di massa grassa.

Però sta cominciando a subentrare una noia alimentare, perchè comunque in estate ti fai delle grandi insalate, ma dopo un pò.. vorresti qualche cosa di differente nel pasto.

Ho così pensato di ricorrere allo Shirataki per introdurre un “primo” nella mia alimentazione.

Che cosa è lo shirataki…

Lo lascio descrivere a wikipedia.

Gli shirataki (in giapponese 白滝, in inglese shirataki noodles) sono un tipo di spaghetti ricavati dalla radice del konjac, pianta nativa della zona subtropicale temperata asiatica.[1]

Hanno un basso contenuto di carboidrati[2] e sono quindi particolarmente indicati in tutte le diete basate su un apporto limitato di carboidrati nonché adatti all’alimentazione dei diabetici. Sono anche poveri degli altri macronutrienti e questo determina un apporto specifico di calorie molto basso se confrontato alla pasta all’italiana.

Sono composti per la maggior parte da acqua e glucomannano. Il termine “shirataki”, che descrive l’aspetto degli spaghetti, significa “cascata bianca”.

In pratica hanno meno di un 5% delle calorie di una porzione equivalente di pasta. (circa 7 kcal per 100 grammi).

In commercio vengono venduti in due modalità:

a) idratati in acqua che deve essere scolata e devono essere risciaquati prima della bollitura.

b) oppure secchi da fare idratare in acqua prima della bollitura

Il primo test

Il primo test l’ho fatto con una versione idratata che ho comprato in un supermarket della catena “Gigante”. Non è stata una grande esperienza, li ho provati con un pesto fatto in casa e mi sono sembrati “slavati”, probabilmente nell’acqua di cottura ci dovrei mettere più sale (cosa che non ho fatto seguendo le istruzioni della scatola).

 

 

Il secondo test

Facendo ricerca in rete ho scoperto una azienda italiana che importava shirataki secchi, chiamata Zen-pasta. (grazie al blog di Giulia di Gikitchen).

E quando ho guardato il sito mi sono accorto di uno shirataki italianizzato in forma di rigatoni, chiamato rigataki.

Per renderli più solidi viene aggiunta della farina (credo di soia) che quindi li rende non adatti a chi ha intolleranze al glutine, ma migliora la consistenza. L’apporto calorico rimane molto basso: 48 Kcal per 100 grammi di prodotto cotto. (la resa è circa 1:3,6. Quindi 100 grammi di prodotto secco diventano 360 grammi di prodotto cotto).

Il piatto che vedete nella foto di apertura è stato generato da 40 grammi di pasta secca (misurata con un bilancino di precisione).

Verdetto: molto positivo considerando anche che ero psicologicamente privo di pasta da più di un mese.

Il prossimo test, che avverrà questa sera, sarà di produrre un sugo di pomodoro o peperoni per condire la pasta. Le ricette dicono di saltare o lasciare in immersione la pasta cotta per qualche minuto per farlo assorbire.

Vi saprò dire.

Update serale

Ho fatto il sugo e l’ho messo un paio di minuti con la pasta. Diciamo che il voto è positivo, ma non è un successo completo perchè la pasta non raccoglie bene il sugo. Probabimente rende meglio un sugo più denso o farla saltare in padella, ma non avevo voglia di sporcare una terza padella.

La prossima volta quantomeno prenderò una salsa pronta di Mutti e mi risparmio un’ora e mezza di lavoro!

#pasta #pomodoro e #peperone buona ma la prossima volta mi prendo una salsa #mutti

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Dopo 10 anni, la fine è inevitabile…

…per la valigia che mi ha accompagnato in questi lunghissimi anni.

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E non posso che fare i complimenti a Carpisa, perchè si è dimostrata una valigia solida, capiente e affidabile.

Dopo 10 anni si è spaccata una ruota, che rende il suo uso più simile ad un aratro che ad un trolley.

è successo nell’ultimo viaggio a Valencia del mese scorso.

Qualche aneddoto

Generalmente assegno un nome solo ai dispositivi informatici, si tratta di una forma mentis del mio passato da sistemista informatico, dove era prassi dare un nome unico e riconoscibile ai server. E infatti, mentre il notebook, il tablet e il telefono hanno nome riconoscibile, la valigia è sempre stata “la valigia”, forse perchè era più importante il contenuto del contenitore.

In compenso la valigia ha sempre avuto praticamente dall’inizio quell’adesivo “Jalapeno” che la rendeva riconoscibile sui rulli trasportatori degli aeroporti (spesso anche con la pellicola plastica).

Jalapeno era un “tentativo di cliente” di Bologna che cercava (se ben ricordo) di creare un brand “cool” di cui poi vendere l’abbigliamento.  L’idea era plausibile ma quell’epoca i social media erano ancora in fasce per cui l’azienda si è dissolta nelle maglie dello spazio tempo, invece i suoi adesivi erano di ottima qualità per cui ha resistito agli scaricatori aeroportuali.

Il mitico viaggio del 2007

La valigia la presi in occasione del più mitico road-trip mai fatto (da me), ovvero il viaggio americano in cui con un gruppo di amici arrivammo a Seattle (che è nell’estremo nord della costa Ovest) per andare in pulmino fino a San Diego (che è al confine con il messico): circa 5000 km su strada secondo i nostri calcoli.

Come potete notare, sono rimasto coglione uguale

In quell’occasione feci anche il passaporto “elettronico” e la questura di Torino riuscì a sbagliare la stampa della foto, infatti per dieci anni ho avuto in bella mostra la foto di un Ghoul appena uscito dalla tomba.

Per sincronicità, il passaporto scade a giugno, ma a maggio lo rifaccio, perchè come avevo già scritto altrove (su fromrivarolo.wordpress.com il mio blog di viaggio), un passaporto che scade entro i sei mesi è come se fosse stampato sulla carta igienica.

Ho anche lavato la carta d’identità per cui ho dovuto rifarla da pochi giorni, per cui se tutto va bene, il giugno 2027 sarà il prossimo appuntamento per rifare tutto.

Altri posti dove la valigia mi ha seguito

  • Giappone
  • Canarie
  • Spagna
  • Diverse conferenze SEO in florida
  • Sicilia
  • Londra (sia come turista che come migrante in cerca di fortuna)
  • New York
  • Irlanda

…E Ora ?

Fidandomi del brand ho ripreso un’altra valigia Carpisa, sperando che i materiali siano ancora della stessa qualità.

La differenza più grande è che non c’è più il doppio soffietto che caratterizzava il modello precedente quindi può “espandersi di meno”.

Vedremo cosa succederà!

 

Tim e il mistero del traffico dati esaurito!!!!

Questa è una storia tratta da una storia vera.  In pratica è una storia vera.

Mettetevi comodi, ci sarà parecchio da leggere.

Preludio

Il 20 marzo 2016 (circa un mese fa da quando scrivo il post) era una domenica mattina abbastanza normale. Mio padre approfitta dei weekend per farmi risolvere problemi informatici di ogni genere e mi pone di fronte ad un problema particolare.

Il telefono, tramite la Tim, gli ha mandato un sms dicendo che il traffico dati è esaurito. L’sms dice di rispondere ad un certo numero per “acquistare” traffico aggiuntivo.

La cosa mi soprprende per numerose ragioni.

Approfondimento su mio padre

Mio padre è uno dei ragazzi del ’42. Grande annata, oltre al numero. Nella vita ha fatto un sacco di cose, ha iniziato a lavorare dopo la terza media per mantenere la famiglia, perchè suo padre aveva preso una serie di malattie al ritorno dalla guerra in albania ed era morto giovane. Ha fatto un sacco di lavori per mantenere i suoi fratelli minori e sua madre, poi si è sposato e ha continuato a lavorare per contribuire alla  nuova famiglia. Ha lavorato in olivetti tutta la vita: è partito da apprendista ed è uscito capo reparto. Degli stessi olivetti ha imparato ad usare i primi personal computer, infatti il primo computer serio di casa dopo lo Zx Spectrum è stato poi un Olivetti M28.

Ecco una cosa cosi’. I millennial i dischetti non li hanno mai visti.

Il suo rapporto con l’informatica si è fermato a quando è andato in pensione anni fa: ha imparato ad usare word, ma non è riuscito ad imparare excel, si è fermato a Lotus 1-2-3 che mi fa reinstallare in ogni nuovo pc che prendiamo per casa.

Insomma è un primitivo digitale, con tutto l’affetto e il rispetto di questo mondo.

L’anno scorso il primo ammodernamento!

Visto che voleva cambiare il nokia molto vecchio, piuttosto che farli fare un saltone digitale gli ho detto “ti do il mio vecchio iphone 3gs“…

ve la ricordate la saponetta ?

…ma in modalità dumphone.

Che cos’e’ il dumphone? In pratica è un telefono smart che funziona come un telefono vecchio con qualche caratteristica aggiuntiva.

  • Naviga solo in casa con la wifi domestica
  • può mandare sms
  • può ricevere mail
  • può fare foto e inviarle via email
  • ha una rubrica praticamente infinita confrontata a quella del vecchio telefono
  • ha un calcolatrice decente
  • ha le mappe

Fine. Non serve altro a mio padre. Non gli ho nemmeno messo whatsapp (nonostante mia madre abbia imparato a farne un uso smodato) perchè sulla versione di IOS non può girare!

Insomma è un grosso passo avanti, sembra contento e una volta spiegate le funzionalità di base va tutto come un treno. Prendiamo una specie di guscio meliconi per evitare che sfugga di mano come una saponetta. Tutto alla grandissima!

Dopo qualche mese un nuovo cambiamento: la tariffa dati.

Gli propongono una tariffa associata al telefono di casa, in pratica nella bolletta con un piccolo sovrapprezzo gli danno 2 giga di traffico dati al mese.

Buono, così può vedere le mappe e cercare le cose su google anche quando è al bar a parlare con gli amici. E poi 2 giga non li finisco io che sono un internauta, figuriamoci mio padre!

E il 20 marzo io mi scervello per capire che diamine è successo…

Cerchiamo di parlare con gli operatori di tim del 119 che gentilissimi ci dicono di verificare nell’area clienti.

Verifico.

Ci sono una serie di voci strane, con del traffico strano. Centinaia di megabytes al giorno!

Tim traffico dati anomalo esaurito
Tim traffico dati anomalo esaurito

184 megabytes ? 204 megabytes ? In un telefono che non è nemmeno collegato ad icloud e quindi non fa nemmeno backup?

Richiamiamo il 119, parliamo con un’altra persona che gentilissima dice che apre una segnalazione.

Purtroppo :

  • poi io esco a far colazione con gli amici
  • la tim fa chiamare un tecnico sul numero di casa mentre sono fuori
  • il tecnico dice “è traffico normale”
  • Il ragazzo del ’42 non sa cosa rispondere e ringrazia.

Una cosa da imparare quando parlate con l’assistenza tim se fate assistenza per i genitori (o conto terzi)

  • Al momento dell’apertura della richiesta date il vostro numero di telefono personale per essere richiamati, altrimenti l’assistenza chiama sul numero da cui è partita la segnalazione.
  • E poi farsi richiamare è praticamente impossibile.

A questo punto passo in chat, anzi in twitter

Decido di provare con la strada dei social media, contatto Tim su twitter dove mi risponde la gentilissima Giulia, che mi rimanda all’area clienti.

Tim telecom italia traffico dati esaurito anomalia
Tim traffico dati esaurito anomalia supporto su twitter

Questa regolarità non mi convince e non mi fanno richiamare da un tecnico per spiegare la situazione. (ad oggi 17 aprile 2016 la chiamata non c’è stata).

Il tweet di auguri di pasquetta

A pasquetta sono a casa dei miei e mi faccio lo scrupolo di controllare nuovamente i consumi. Continuano a essere smodati, quindi scrivo alla cara Giulia.

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Telecom italia traffico dati anomalo

Giulia probabilmente era a fare una grigliata e mi conferma  il giorno dopo che è presente una segnalazione al settore di competenza. Dice di pazientare.

Screenshot 2016-04-17 21.43.56

Non so nemmeno quanta gente c’è prima di me, è come fare la coda alla posta da bendati.

Io però non sono così propenso a pazientare…

Cosi’ la settimana dopo,  il 10-11 aprile prendo il telefono di mio padre e disabilito il 3g. In pratica il dumbphone diventa praticamente il forrest gump dei telefoni.

Perchè tolgo il 3g ?

Perchè sono entrato in modalità sistemista rompipalle. Mi documento su internet, trovo scarsissima informazione su qualche forum sparso, la cosa che mi perplime parecchio è che ci sono “blocchi” di consumo ripetuti da 20.480 KB. Posso capire uno, ma quando ne vedi 6-7 in sequenza diventa un segnale strano.

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20480 kb tim traffico dati anomalo

Secondo un forum è un problema di APN, ovvero dell’impostazione del punto di accesso. Togliendo il 3g mio padre al massimo può andare in 2g, quindi in teoria dovrebbe passare su wap.

E miracolosamente il traffico si riduce!

Ci starebbe un “esticazzi vorrei vedere”, ma i super consumi da 20-300MB giornalieri spariscono del tutto.

Esperimento #2

Sono ancora insicuro: potrebbero esserci dei programmi che girano in background, per esempio il push della posta elettronica? Mio padre riceve una email al mese (quando la mandiamo noi), il traffico risultante dovrebbe essere infimo.

Faccio questo test:

  • Sabato cancello il contatore del traffico 3g dell’iphone, in modo da ripartire da zero.
  • Riattivo il 3g e “libero” mio padre.
  • Oggi pomeriggio verifico quanto traffico ha consumato secondo l’iphone: 8 megabytes.
  • Verifico il traffico rilevato da mytim…
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SBAM ! di nuovo le voci da 20.480KB!

Ok è l’apn 3g che sballa il conteggio.

La soluzione trovata oggi su questa pagina https://www.tim.it/assistenza/supporto-tecnico-e-configurazione/smartphone-e-tablet/configurazioni-e-manuali-8 è la seguente:

Nota Bene:
fin dal rilascio della versione del software iOS 5 (disponibile come aggiornamento per gli iPhone 3GS, iPhone 4 e 4S), tra le nuove funzionalità introdotte, c’è la configurazione in automatico dell’apn “wap.tim.it” per la navigazione Internet. I dispositivi iPhone 5 e successivi, invece, non necessitano per questo di alcun aggiornamento..

Funzionerà?

Io l’ho fatto e sto monitorando la situazione, per cui cara Giulia, fammi parlare con un tecnico. Il mio numero ce l’hai su twitter. E ce l’ha anche la pratica aperta da un mese.

Il mistero di riserva, il conteggio dei dati

C’e’ ancora una anomalia: il conteggio di questi dati… cara tim e cara Giulia… è affidabile?

Io non sono nelle vostre apparecchiature, ma se mi basassi sui dati che vedo in mytim avrei dei dubbi… vi spiego perchè.

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25 marzo 2016!

Questo è uno screenshot che ho inviato a giulia il 28 marzo. La voce aggregata del 25 indica 103 Megabytes di dati consumati.

Oggi mi sono scaricato i dati di marzo e li ho messi su excel (faticando, perchè l’esportazione è parziale e va fatta per ogni paginata di risultati)… e il conto non torna!

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42 mega invece di… 103?!

Come la mettiamo ? dov’è il bachetto che fa cambiare questi dati ? Me lo spiega il tecnico ?

…e per finire…

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3 giga di traffico tim?!

Stando a questo (vostro) report mio padre avrebbe consumato 3 Giga di traffico a marzo. Considerando che ha 2 giga di disponibilità e non ha comprato traffico extra (infatti è a zero euro), questo giga aggiuntivo da dove arriva? 

Concludendo…

Resto in attesa di una telefonata chiarificatrice da parte di un tecnico, sono sicuro che si tratta di una sfortunata serie di coincidenze.

Ovviamente se è un errore di sistema, vi pregherei di inserirmi tra i fornitori, in modo da potere emettere fattura: l’attività di Quality assurance è importante, ma vi garantisco che sono più economico di molte grandi aziende del settore.

 

 

 

 

 

Vita da Single, ma quanto mi costi ? (aggiornato)

Da qualche tempo mi sto preparando a fare il grande passo ed andare a vivere da single nella grande metropoli di Milano.

Complice anche l’aver passato mesi di indigenza nel passato, sto facendomi molti conti in tasca prima di prendere un appartamento anche perchè non sono mai sicuro se me lo posso permettere.

Secondo alcune leggende popolari, l’affitto dovrebbe incidere grossomodo al 30% dello stipendio netto, per essere sostenibile. Ma le altre spese ? Cosa succede se io mangio fiorentina una volta alla settimana? Posso fare a meno del gas e usare solo elettrodomestici ad elettricità ? Quanto incide l’abbonamento dei mezzi urbani ? Mi sto dimenticando qualcosa ?

Avendo molti dubbi, ho cercato di capire qual’era la spesa media di un single e dopo aver passato in rassegna diversi siti/blog inutili, sono finalmente approdato all’Istat dove ho trovato delle tabelle interattive del 2013, con le voci di di spesa dei vari gruppi familiari.

Ve lo linko se volete farvi un’idea.

http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_SPEMMFAM#

Chiaramente a me non andava bene…

I numeri dell’Istat sono delle medie, figuriamoci se io sono aderente alla media? Non sia mai. Inoltre erano indietro di quasi 3 anni, che per un indice statistico è ottimo, ma per quantificare le mie esigenze sicuramente no.

Per cui mi sono scaricato le tabelle dell’istat, le ho trasformate in excel, mi sono ripulito i campi e ho messo delle formulette.

E mi sono messo a riempire le cellette con quelle che secondo me erano le spese mensili.

Poi mi sono detto che sarebbe carino condividere questo strumento, per cui ve lo propongo da scaricare.

Clicca qui per scaricare il Calcolatore budget single

Se excel non vi va bene…

Se ci sono abbastanza richieste lo trasformo in un documento online su Google Spreadsheet.

UPDATE! Ecco la versione su Google Sheet

Link: https://docs.google.com/spreadsheets/d/1ub7M7JhBchCNzL4nANY3LO-4Le6FCvYuDrxPi3h5ooc/edit?usp=sharing

Idee ? Spunti ? Commenti ? Critiche ?

Sono aperto al confronto.

Sto ancora cercando casa…

Se conoscete qualcuno che affitti un appartamento sulla zona tra la fermata di Wagner e la fermata di Bisceglie o nelle zone immediatamente circostanti (es: zona Solari), fatemi un fischio su facebook.

Un mese de-facebookizzato (o quasi)

Domani sarà esattamente un mese che ho tolto l’app di facebook dal cellulare.

Screenshot 2015-11-17 00.07.11

Le motivazioni che mi avevano indotto a questa scelta erano squisitamente pratiche:  ho aggiornato il sistema operativo del mio vetusto Samsung Galaxy S3, con una versione di cyanogen che installa la 5.1.1 di Android.

Questo ha risolto alcuni bachi della versione precedente di Cyanogen, ma ha finito per influenzare le performance.

L’app di Facebook sembrava una delle maggiori colpevoli, per cui l’ho disinstallata senza troppe cerimonie.

La vita ha iniziato a svoltare…

Dopo qualche settimana mi sono reso conto di quanto tempo stavo risparmiando senza l’app di Facebook sul cellulare.

E’ cominciato un periodo di disintossicazione: la apro tre volte al giorno (come un medicinale) e per pochi minuti.

La mia produttività è aumentata, la mia concentrazione è aumentata, ma sopratutto… è calato il FOMO.

FOMO = Fear of missing out

E’ una patologia che oramai si è affermata: ci sono cosi’ tante interazioni sui social media, che la nostra capacità di filtrare quello che davvero è essenziale è calata.

Ecco che quindi si è instaurata questo terrore di perdersi gli avvenimenti, di essere lasciati da parte.

In corrispondenza degli avvenimenti di Parigi, ho saputo dell’avvenimento da una amica che mi ha scritto prima di andare dormire. Ero completamente all’oscuro fino all’una di notte.

Credo che non la reinstallerò più.

E i contatti ?

Ho lasciato installata l’app dei messaggi di facebook, che mi consente di colloquiare con le persone che hanno *davvero* interesse a sentirmi.

Taggature e menzioni non richiedono attenzioni particolari, sono solo metodi per attirare l’attenzione.

Quando voglio condividere qualcosa uso buffer, che copia i miei status su diversi social media.

Insomma meglio cosi’.

E’ possibile mettere Facebook in modalità vacanza?

Da qualche settimana mi sono cominciato (mentalmente) a porre il problema di come mettere Facebook in modalità “vacanza”.

Per chi non lo sapesse, magari siete giovani e non avete esperienza lavorativa, la modalità “vacanza” viene definita “out of office”, cioè il sistema dovrebbe informare le persone con un messaggio automatico che sono a farmi i cazzi miei temporaneamente non disponibile fino alla data X-y-Z.

Mi serve una vacanza… da Facebook.

La realtà è che facebook non mi dispiace, ma mi rincretinisce. Il suo costante invio di contenuti, l’aggiornamento automatico, è un dannato buco nero che risucchia il mio tempo libero.

Che potrei impiegare in altre faccende, per esempio rifacendomi una vita sociale adesso che sono (nuovamente) tornato a Milano.

Si è un ritorno dentro il ritorno, nel senso che ho lasciato il precedente lavoro (ho fatto la raccolta dei pomodori Seo) e sono entrato in un’agenzia fondata dal mio ex capo del 2011-2013.

La differenza fondamentale è che l’estate è finita e posso andare in giro senza rischiare di finire carbonizzato alla luce del sole.

Comunque devo trovare il modo di non farmi distrarre da facebook.

Non credo che ci sia un settaggio semplice che dice “non rompere”…

Attività che si potrebbero/dovrebbero fare

  • Cambiare l’email di login: in questo modo tutte le notifiche via email, suggerimenti, statistiche, verrebbero deviati su una casella di posta che generalmente non controllo. Mi viene qualche dubbio sul punto seguente.
  • Disattivare l’account: Fattibile, ma poco pratico. Uso il facebook account per semplificare il login su alcuni siti, se cambio l’email, verrò riconosciuto o tenuto fuori ?
  • Disinstallare la facebook app, ma tenere il messenger? In questo modo chi avesse bisogno di un contatto privato potrebbe farlo (e io riceverei la notifica) mentre il grosso delle minchiatelle rimarrebbero tagliate fuori.
  • Scrivere uno status pubblico in modo che chi si chieda “che fine ha fatto” andando sul profilo vedrebbe il messaggio. Esperienza empirica alla mano, c’e’ talmente tanto rumore, che le persone si scordano facilmente di te.
  • Inserire facebook nel file hosts con ip 127.0.0.1: questa è una cosa molto nerd. Il file hosts è una configurazione particolare che consente di decidere a che indirizzo ip associare un dominio. In questo modo quando anche mi venisse voglia di aprire l’indirizzo di facebook, il browser girerebbe immediatamente su 127.0.0.1 che corrisponde a se stesso, impedendo il caricamento.

Vi viene in mente altro che possa disturbare ?

Annuncio a reti unificate: sono tornato a #milano

…e un bel “chi se ne frega” o “esticazzi” vi è concesso.

Alcune domande che probabilmente vi verranno in mente…

Ma perchè torni in Italia/Milano/ ? Stai in “località X” !!

risposta: perchè a Località X ci sono probabilmente passato e non ho trovato lo spunto a rimanerci. Vediamola così, io ho deciso di fare un’esperienza per conoscere mercati nuovi e possibilmente viaggiare. Dal 2014 ho visto Londra (est perchè ero povero), Bristol, il Brasile, Barcellona. Tutti posti incantevoli, ma non ho trovato gli spunti per fermarmi.

Ora uno spunto si è magicamente avverato e poco importa se è a Milano.

Cosa farai ?

Sono entrato a far parte di una startup che si chiama Prontopro.it in qualità di Seo manager.  Chi mi conosce sa che ho sempre avuto grossi dubbi sulle startup, ma in questa ho percepito una visione strutturale che mi ha intrigato. Finalmente non sarò solo un “consulente” ma essendo parte del team dovrei essere in grado di influenzare l’evoluzione del progetto. Ho lasciato il lavoro nel 2014 perchè volevo nuove sfide, torno a Milano perchè si presenta una sfida decisamente interessante.

Torni a Milano da Luglio? Ma sei pazzo?

Se ti viene in mente questa domanda, probabilmente non mi conosci abbastanza bene.

Ma Milano è brutta/caotica/afosa/criminale…

Ma ci sono anche tantissime cose da fare, amici e amici da rivedere e con cui fare cose. Alla fine sono le persone che rendono più interessanti la nostra vita, non l’architettura.

E l’Expo ?

Una spina nel fianco, lo hanno fatto nonostante le mie raccomandazioni quindi non penso minimamente di andarci per una questione di coerenza. Un invito da parte di ragazze single potrebbe spostare il piatto della bilancia comunque.

E’ comunque un casino perchè ha fatto drasticamente salire i prezzi degli affitti, non vedo l’ora che finisca e (spero) si normalizzi il mercato.

Quando ci facciamo un Aperitivo/Cena?

Appena ho un attimo di respiro, il tempo nelle startup scorre ad una velocità differente, alla faccia di Einstein.

Concludendo…

tornano ushio e tora!
tornano ushio e tora!

…credo che il nuovo anime di Ushio e Tora segnerà la mia estate.

 

Imparare #python 2: tirare i dadi

Salve a tutti, anche se sono stato parecchio silenzioso sto continuando nei ritagli di tempo a migliorare la mia comprensione di Python.

Sto proseguendo la lettura del libro “python for kids” ed effettivamente è una lettura intrigante, anche se no sono sicuro di quanti bambini avrebbero la pazienza di andare avanti negli esperimenti.

Oggi sono finalmente giunto ad una parte del libro (Capitolo 10) dove si parla delle funzioni integrate in Python e una di queste è ovviamente in linea con il mio intento ludico espresso nell’altro articolo: Il generatore di numeri casuali, cioè Random.

 Ecco il codice

 

Prossimo passo

Avendo un generatore di numeri casuali posso cominciare a pianificare i prossimi step per i mini giochi.

Nel caso del pytokio l’aggregazione dei tiri di dado dovrà essere differente, perchè nel tokio i numeri non si sommano, ma si accoppiano dando maggior importanza al numero più elevato della coppia.

quindi :

  • 1 e 2 = si legge 21 e non 12
  • 2 e 5 = si legge 52 e non 25

Possibile sequenza:

  • tiro il dado a
  • tiro il dado b
  • metto entrambi i risultati in una stringa
  • faccio un ordinamento (sort)
  • memorizzo la stringa nella lista

Alla prossima!

ps: la prossima settimana sarò relatore al festival del webmarketing!

Update!

Il buon Alessandro Martin, autore di Ubersuggest ha in qualche modo captato questi miei sproloqui e nei commenti mi ha già indicato il modo per generare le sequenze di Tokio.

Ecco il codice aggiornato che contiene le modifiche!

 

Elon Musk e il Powerwall sta a Steve Jobs e l’iphone

Il primo maggio Elon Musk ha presentato un prodotto che potrebbe cambiare (in meglio) il mondo come l’abbiamo conosciuto: una batteria da “uso casalingo” chiamata Powerwall.

Ecco il video di presentazione:

Perchè faccio l’accostamento a Steve Jobs e l’Iphone?

In questo caso parlo del primo Iphone, un apparecchio che (ai tempi) sembrava uscito da un film di fantascienza e che ha cambiato il modo in cui si fruiscono le informazioni.

sembra un secolo fa…

Perchè il Powerwall è potenzialmente rivoluzionario?

Tanto per cominciare, la presentazione di Musk fa capire che c’è dietro una visione a larghissimo spettro, quando ha cominciato a parlare di mettere su “batteria” tutto il mondo, ho capito che non era il solito imprenditore che pensa ad un solo mercato per volta, Musk è un visionario (nel senso buono del termine).

Spiego di cosa si tratta per chi non avesse tempo di vedere il video (o non capisse l’inglese): Musk venderà una batteria che è in grado di tenere la carica per una intera abitazione. Il punto nodale di questo sistema è l’uso abbinato ad un sistema di pannelli solari, in modo da accumulare energia durante il giorno e rilasciarla durante la notte.

Una batteria del genere esiste già (l’ho trovata e la produce kyocera) ma costa 10.000 euro, mentre il prodotto di Musk costerà circa 3000 dollari (per la batteria da 7kW) e 3500 dollari (per la batteria da 10kW).

Ipotizzando il modello da 10KW, per consumarlo interamente bisognerebbe fare 4 lavatrici di seguito.

Un impianto fotovoltaico da 3 KW è in grado di ricaricare la batteria nel giro di tre ore (tre ore e 18 minuti ad essere precisi) ed è sufficiente a garantire un utilizzo normale di una famiglia media.

Con una batteria di questo tipo (che ha una vita di 10 anni) è possibile quindi staccarsi quasi completamente dall’erogazione della linea elettrica, risparmiando soldi…

Ma il vantaggio non è solo economico

Il grosso problema delle energie alternative non è la produzione, è la trasmissione dell’energia che è soggetta a dispersioni lungo i cavi.

Se hai la produzione sul tuo tetto e il serbatoio in cantina, la dispersione è nulla (c’è forse una piccola perdita nella trasformazione da corrente alternata e corrente continua, ma non sono ingegnere per cui non sono sicuro).

L’altro grosso vantaggio è che sfruttando “il reattore nucleare che c’è nel cielo” (come lo definisce Musk), ti rendi autonomo dai cazzi dell’emiro di fancullah che deciso di chiudere i rubinetti del greggio perchè il suo cammello preferito oggi soffre di stipsi.

Io credo che allontanarsi in maniera progressiva dall’uso degli idrocarburi, oltre a far scendere il prezzo del petrolio (minore domanda = abbassamento dei prezzi), contribuirebbe a rendere il mondo un posto migliore, perchè si sono combattute fin troppe guerre in nome dell’oro nero.

Il problema sta nel litio…

al momento questo genere di apparecchio fa uso delle batterie a ioni di litio, le stesse che potenziano i computer portatili e gli smartphone.

Queste batterie sono al momento il miglior compromesso tra “densità energetica” (cioè quanti kilowatt possono essere immagazzinati in un chilo di materiale), costi e durevolezza.

Le vecchie batterie al piombo hanno costi minori, ma durano meno anni e da smaltire sono un incubo per l’ambiente.

Il litio fortunatamente è uno dei metalli più diffusi nell’universo e anche sulla terra è ben distribuito, con alcune aree dove si è accumulato maggiormente.

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Ho come l’impressione che nei prossimi anni il Chile entrerà nel G8 (magari al posto dell’Italia).

Chiaramente la domanda sta aumentando in maniera vertiginosa, questo farà aumentare i prezzi e renderà “profittevole” trovare altri modi di ottenere il litio che altrimenti sarebbero anti economici.

“hey ma 34000 tonnellate sono niente…”

Facciamo due conti:

  • Prendiamo per buono il dato di wikipedia, cioè che l’energia immagazzinabile da una batteria agli ioni di litio sia 265 KWh per ogni chilo.
  • vuol dire che in una tonnellata di batterie possono immagazzinare 265.000 KWh o se preferite 265 MegaWatt per ora.
  • Con mille tonnellate, ottengo una capacità di 265 Gigawatt ora.

ok, l’autorità per l’energia ci dice che:

  • Nel 2013 abbiamo consumato in un intero anno 272,3 TERAWATT di elettricità (ho escluso l ‘autoproduzione). Un terawatt è mille gigawatt, oppure un milione di megawatt oppure un miliardo di watt o se preferite 118 milioni di lavatrici con sporco ostinato 😀
  • Dividiamo per 365 per avere un consumo medio giornaliero: sono circa 746 Megawatt al giorno.
  • Ipotizziamo che il consumo sia uniformemente distribuito nella giornata (lo so, è poco realistico) e dividiamo questo consumo in maniera identica sulle 24 ore: sono 31 Megawatt all’ora.

Il risultato è che con 1000 tonnellate di batterie agli ioni di litio, potremmo sostenere il consumo giornaliero di una nazione per (265/31) = 8 ore e mezza. Niente male come gruppo di continuità!

Insomma con 1000 tonnellate di batterie agli ioni di litio, potremmo superare indenni la notte… e questo calcolo include anche la produzione industriale. (mentre non include una progressiva transazione delle auto da idrocarburi verso elettricità).

And one more thing…

Questo è un calcolo alla pene di cane (d’altra perte sono un consulente di marketing, non uno scienziato) ma la ricerca non si è certamente arrestata qua!

Ci sono ottime prospettive per aumentare la densità dell’energia immagazzinata di 10-20-30 volte e forse più!

Inoltre anche la resa dei pannelli è in aumento, con tante tecnologie che stanno cercando di aumentare la resa che ora è in media attorno al 15-16%.

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Per tradurlo in termini più semplici, se la resa raddoppiasse (30%), significherebbe che produrre 3KW per ora con energia solare, sarebbe plausibile con 10 metri quadri di superficie.

Tutto bello, ma rischiamo di essere schiavi di Elon Musk?

Un altro aspetto davvero sorprendente che è emerso dalla presentazione è l’intenzione di Elon Musk di condividere con altri produttori le tecnologie in modalità open source!!

link al video dove spiega questo traguardo

Il cuore di questo sogno è la produzione di questi stabilimenti chiamati “gigafactory” che possano produrre batterie in grandi numeri…

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Concludendo…

Entro pochi anni, probabilmente, con l’aiuto del sole… VINCEREMO!!

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Perchè l’editoria italiana sta schiattando…

…e il rumore che sentite sono i chiodi che vengono piantati sulla bara.

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Giusto qualche giorno fa è scattata una feroce polemica contro il Corriere della Sera, per via dell’articolo sui giovani che avevano rifiutato i posti di lavoro all’expo, salvo poi scoprire che la situazione era stata gestita in maniera dilettantesca e il Corriere ci aveva ricavato su un articolo approssimativo per fare “rumore”.  Il secolo XIX lo ha definito una “mezza bufala”, parole loro.

E’ un grave segnale quando uno dei più importanti quotidiani nazionali pubblica una mezza bufala.

Ma gli errori si possono fare, siamo tutti umani no ? L’importante è non ripeterli.

Arriviamo ad oggi, 26 aprile 2015, vedo per caso su questo articolo nella mia bacheca facebook.

http://www.primaonline.it/2015/04/24/201653/tutti-i-flop-digitali-di-rcs-nellintervento-di-domenico-affinito-dal-social-network-per-kids-twigis-alle-commerce-made-com-dal-serach-semantico-youdeal-a-youreporter-che-ha-dimezzato-gli-utent/

Interessante, è un giornalista di RCS (Domenico Affinito) che fa una sorta di analisi acritica degli insuccessi del gruppo, elencando tutti  i “flop”.

Il pezzo iniziale è ben scritto, cito:

«Negli ultimi sei anni il settore editoriale ha conosciuto un dimezzamento dei ricavi dovuto alla discesa verticale della pubblicità e alla rivoluzione digitale. Io però rifuggo dalla posizione di chi dice che il mondo del giornalismo sia in estinzione, anzi ci troviamo in una fase evolutiva. La sfida che dobbiamo affrontare è quella di un’editoria di qualità che non può prescindere da un giornalismo di qualità. Il giornalista di qualità è una risorsa, Questa è una sfida difficile in un quadro economico drammatico in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità

I grassetti sono miei. Dunque per uscire dalla crisi dei media ci vuole maggior qualità. Ok, è vero, bisogna essere più simili al Guardian o al New York Times, dopotutto lo spazio visivo sul web è infinito e non credo che manchino le persone in grado di scrivere argomenti approfonditi e avvincenti. Voglio dire, mica saranno tutti stagisti nelle redazioni…

Poi elenca i vari flop, senza evidenziare “perchè” sono stati dei flop.

Sono stati dei flop, perchè non erano legati “unique value proposition” del Corriere che è “fare informazione“. Da un punto di vista del marketing è come dire che ho un ristorante che va malino e invece che migliorare nella qualità dei piatti e del servizio, apro dei chioschetti  in cui vendo attrezzi per il bricolage, pappagalli norvegesi blu da compagnia e monocicli.

Insomma un suicidio commerciale annunciato.

E infatti RCS…

Certo, il digitale è il futuro, ma la strategia industriale messa in capo fino ad oggi da Rcs non ha pagato: anzi, si è riusciti perfino a chiudere l’unica Redazione contenuti digitali del gruppo, dove io ho lavorato per anni, per approvvigionarsi all’esterno con costi maggiori, in totale, e risultati inferiori.

 

Lungimirante RCS, nel tentativo di soddisfare creditori e azionisti, ha continuato a tagliare.

Bisogna cambiare rotta. E per farlo è necessario valorizzare le professionalità interne che abbiamo. Ci vuole più sinergia, anche nelle scelte strategiche.

Ben detto! E se posso aggiungere, dovreste anche dare retta a elementi più giovani che sono magari più “allineati” con l’audience più giovane che nella maggior parte dei casi considera i media tradizionali come “roba da vecchi”. (quando va bene).

Ma Affinito ha delle visioni davvero interessanti:

Mitbestimmung
Significa cogestione: è uno dei motori della locomotiva tedesca. […]
È un modello che funziona perché coinvolge nel processo decisionale tutti gli stakeholder. In Rcs, invece, in questi anni si è tenuto conto solo degli interessi di azionisti e creditori. E i dipendenti non sono stati coinvolti nei piani industriali e nelle linee di sviluppo che, come abbiamo visto, non hanno portato risultati accettabili. […]. E questo non è piu’ accettabile. Vi assicuro, invece, che qualche idea per riportare l’azienda in utile l’abbiamo anche noi.

Ottimo proposito, anche se per esperienza personale, queste modalità decisionali vanno regolarizzate in maniera ferrea, altrimenti “la democrazia” si inceppa, perchè ognuno vuole dire la sua e pensa di avere ragione. E tempo che si è raggiunta una conclusione a maggioranza… il paziente è morto.

Vuoi veder che c’e’ finalmente un giornalista che parla in toni non corporativi e con un reale interesse a far progredire la professione verso…

Dobbiamo chiedere nuove regole. La tassa Google, la difesa del copyright, una distribuzione più equa delle risorse pubblicitarie. In Italia solo 3 miliardi di euro scarsi su 7 del budget generale dell’advertising arrivano ai media, meno che negli altri Paesi europei.

…al leggere questo paragrafo la mia reazione è stata:

Non ce la possono fare.

  • Google è un alleato, scomodo magari, ma non è una mucca da mungere, la Spagna tassandolo ha solo ottenuto il prosciugamento delle visite ai siti di notizie quando Google gli ha detto “vaffa! Non paghiamo!”.
  • Il copyright, cari giornalisti, non mi sembra proprio che sappiate usarlo in maniera corretta, sopratutto quando l’huffpo si è fatto carico di mettere in evidenza il caso delle misteriose vignette di autori italiani (in seguito ai fatti di Charlie Hebdo)misteriosamente apparse in una misteriosa e affrettata raccolta. (link di approfondimento ad imperitura memoria)
  • L’advertising ai media: evidentemente nelle facoltà di giornalismo manca una serie di lezioni di economia. Economia di base. Non è che se la casalinga di Voghera ignora la tua bottega triste e sporca, devi protestare se va alla LIDL o all’ESSELUNGA e chiedere di ricevere più soldi come se ti spettassero: non ti spettano di diritto. Per niente. Il budget dell’advertising viene deciso da aziende private, sono soldi privati! E stanno calando perchè le aziende sono in sofferenza (data l’economia) e cercano di investire meno e meglio, invece di spargere soldi su iniziative inutili. E in quanto esperto di marketing e advertising digitale, ti posso tranquillamente confermare che la pubblicità sulle tue testate sono soldi buttati nel cesso. (sopratutto se paragonati all’advertising digitale)

Approfondimento: perchè l’advertising sui media tradizionali non funziona più

Cercherò di essere più lapalissiano possibile, sai mai che lo legga qualche giornalista non informatizzato:

La pubblicità sui media tradizionali (tv e giornali) si basa su un modello vecchio di 80 anni: il cartellone pubblicitario.

Poteva funzionare con i media non interattivi, dove costringevi le persone a subire le interruzioni pubblicitarie, ma con l’avvento dei media interattivi la gente ha cominciato ad esercitare il diritto di scelta.

Inoltre una generazione è quasi morta di vecchiaia (i baby boombers, nati appena dopo la seconda guerra mondiale), alcuni sono ancora nei posti di comando, ma nei numeri non contano più un cazzo. Poi’ c’è la mia generazione, quelli nati negli anni 70-80, noi siamo numerosi ma siamo abbastanza in grado di fare delle scelte autonome, anche se quelli “digitali” come me sono pochi in percentuale. Poi ci sono quelli nati tra gli e 80-90, questa è già una generazione molto “digitale”, abituata ad usare il computer fin dalla tenera età.

E caro giornalista, immagina questo: quelli nati dal 1998 in poi, non hanno mai vissuto in un epoca senza Google. Per quelli, i media tradizionali sono solo una fonte di intrattenimento, non un contenitore di informazioni. 

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>10 milioni, fonte istat

E se una cosa come un giornale (online o offline) non offrono abbastanza interesse, come pretendi che lo considerino questi ragazzi che quest’anno iniziano a votare ?

Robaccia. Meglio Youtube. E le aziende investono dove c’e’ l’attenzione delle persone.

Ancora un paio di punti…

Nel prossimo piano industriale devono essere coinvolti i lavoratori e si devono concentrare le risorse di sviluppo sull’informazione e non sulle alchimie di una multimedialità che è tutto fuorché informazione. Perché, come sostiene Rupert Murdoch, «le notizie sono ancora la materia prima più preziosa al mondo».

Oddio. Murdoch è un monopolista dell’informazione, la distorce come vuole e usa il suo strapotere per fare quello che gli pare (e le sue esternazioni su twitter sono inquietanti). In termini più comprensibili è come ispirarsi a Rockerduck come modello di comportamento.

“Il giornalista di qualita’ e’ una risorsa” ha detto il nostro prossimo presidente, l’ingegner Maurizio Costa, e in questo gruppo I giornalisti di qualita’ ci sono eccome. E tanti.

 

Maurizio Costa… Io vorrei capire come è possibile che in un “ente” nel 2015, ci possa essere ancora l’elezione per acclamazione come se fossimo un branco di primati e cito l’articolo di adginforma:

Maurizio Costa è il nuovo presidente della Federazione italiana editori. E’ stato eletto ieri per acclamazione, dall’Assemblea generale della federazione.

Lo accetterei per “miss maglietta bagnata di Alassio”, mi sembra invece fuori moda per la federazione italiana editori. Ma magari sono io che vedo le cose in maniera inutilmente ingarbugliata.

Un suggerimento finale

Cara redazione di giornale:

Le pagine web sono “scritte” in linguaggio HTML. L’html comprende i link che portano da una pagina ad un’altra e, guarda un pò, anche da un sito da un altro sito. Tipo quelli che ho inserito in questo post.

E hanno una caratteristica fondamentale: “l’attributo target _blank“.

Questa piccola aggiunta, serve per aprire il link in una “pagina nuova” o in una “tab” nuova se hai un browser moderno.

E quando la persona clicca sul link, la tua pagina rimane aperta e continua a restarlo finché l’utente non decide di chiudere il browser. E quando ha finito di leggere nell’altra pagina, magari torna sulla tua pagina e legge ancora.

E se hai fatto un buon lavoro di “collegamento“, l’utente è contento. E ti comincia a considerare autorevole.

E magari quando deve cercare delle informazioni attuali, complete e autorevoli, viene a cercarli sul tuo sito, invece che su Google.

Ah e non copiare bovinamente i modelli anglosassoni tipo Buzzfeed. Sei ridicolo.  Come se iniziassi a cantare le canzoni di Fedez per darti contegno in  mezzo ai giovani. “Riddiculus”. (cit. da Harry Potter)